Intervento del Sindaco di Teramo Giovanni Chiodi

Intervento tenuto in occasione della presentazione del progetto Cult del 3 febbraio 2007 - Sala San Carlo - Teramo

L'Unione Europea mette la Città al centro dei processi di sviluppo strategico e sempre più economisti mostrano le potenzialità delle grandi città ma addirittura esaltano il ruolo che possono ricoprire le città di provincia dove la qualità della vita può essere più ricca di quella della metropoli.

Gli studi economici puntano su parole d'ordine come eccellenza, competitività ed innovazione, ma se una città vuole elaborare un modello di sviluppo centrato sulla creatività e l'innovazione, non è sufficiente che investa denaro in ricerca e sviluppo, occorre che questa scelta si rifletta in un vero e proprio modello socio-economico.

Mi spiego meglio: per Teramo questo obiettivo non si coglie soltanto concentrando le risorse e gli sforzi sull'attività di un ristretto gruppo di "intelligenze" che operano nell'isolamento di un dipartimento dell'Università di Teramo o di un laboratorio - dell'I.Z.S. o dell'Osservatorio Astronomico o dell'I.N.F.N. per fare alcuni esempi - e si collegano alle reti internazionali di eccellenza scavalcando il contesto sociale che li ospita, ma al contrario immergendo la loro attività all'interno di tale contesto, facendo in modo che la propensione al pensiero e all'innovazione diventi una propensione collettiva, voluta e condivisa dall'intera società teramana e dall'intera economia locale.

Per i distretti industriali, per esempio, il successo o l'insuccesso è dipeso dalla esistenza o meno nel contesto sociale di una "atmosfera industriale" senza la quale, è inutile a dire, non ci può essere un vero sviluppo industriale.

Ed allora, se Teramo vuole vincere la sfida della competitività (perché di vera sfida si tratta) deve puntare sulla creazione di un ambiente favorevole per la collaborazione delle imprese tra di loro e con il mondo dell'Università e della ricerca, un ambiente favorevole all'imprenditorialità, un ambiente favorevole all'internazionalizzazione.

Ma per quanto importante, la ricerca, l'innovazione tecnologica, l'internazionalizzazione sono soltanto una faccia della medaglia. L'altra, è la cultura.

Ma cosa intendiamo per cultura ? Da molto tempo abbiamo rinunciato ad una definizione univoca di "cultura". Maurizio Carta, in una intervista, ha detto - "la cultura è lì dove qualcuno ha un messaggio, una comunicazione, una condivisione" e poi "la cultura è il substrato della comunità"

Quindi cultura in questo senso e non nel senso riduttivo del cosiddetto turismo culturale, ovvero di una concezione limitata all'intrattenimento e al tempo libero. Non quindi una città che venda al turista il patrimonio storico e i prodotti tipici.

Questa forma di sviluppo, ammesso che sia individuabile come "culturale", è fondata sulla rendita e sulla conservazione più o meno intelligente di ciò che esiste. Seppur importante ed utile, Teramo non può essere realisticamente competitiva se punta su ciò. Ma v'è di più, questa forma di sviluppo culturale è rivolta al passato e, cosa più grave, non può che vedere in ogni forma di espressione culturale innovativa una minaccia.

Per Teramo, il ruolo della cultura deve andare molto al di là dell'intrattenimento turistico. Il ruolo della cultura non si deve esaurire nel passatempo più o meno colto, ma va cercato anche e soprattutto nella sua funzione di motore sociale in grado di suscitare e trasmettere senso di identità.

Insomma, la cultura - se così intesa - rientra con pari dignità rispetto alla ricerca scientifica e tecnologica, nel ristretto ambito dei fondamentali della cosiddetta economia della conoscenza.

Ed allora dobbiamo, tutti insieme, ritrasformare Teramo in una città culturalmente viva, dinamica, propositiva, internazionale, in grado di offrire ai residenti e sopratutto ai più giovani continue opportunità di esperienze intellettualmente stimolanti che possano spingere ad investire di persona in nuove competenze.

La vera sfida diventa quindi quella di produrre nuova cultura - intesa come immaginazione ed intuizione - che possa integrarsi al patrimonio attuale conferendogli nuova energia.

Invece accade purtroppo che si guardi solo e soltanto al passato, all'esistente, ai ricordi, alle cartoline, ai tempi andati, alla valorizzazioni delle tradizioni locali ed ai prodotti tipici. Per noi questi sono punti di partenza non di arrivo.

E' su queste basi che l'amministrazione comunale di Teramo propone, di fatto, la nascita di un incubatore come CULT e che propone agli altri Enti e partners istituzionali, ai Comuni della provincia, un modello di distretto culturale, un modello che ha bisogno di una integrazione complessa tra molti attori quali la P.A., la Camera di Commercio, il mondo delle imprese, il sistema formativo e l'Università, le Fondazioni, gli operatori culturali e la società civile.

Insomma CULT è un progetto che non vuole parlare solo a chi contribuisce a costruirlo ma anche, e soprattutto, a chi vive ed opera in altri contesti. Il contrario, quindi, del localismo esasperato, idiota che ha ostacolato lo sviluppo del nostro territorio.

Non si tratta di un modello astratto. Negli ultimi anni abbiamo promosso un proliferare di nuove esperienze che rispecchiano questa logica e ne dimostrano la straordinaria varietà di configurazioni possibili. Non sempre siamo stati capaci di farci comprendere, ma sono esperienze che preannunciano un nuovo meccanismo di crescita interna ed autonoma nel quale l'innovazione culturale e la creatività si traduce, o si tradurrà, in capacità innovativa del contesto e della comunità.

Il progetto CULT TERAMO è molto di più che un elenco di interventi materiali ed immateriali che serviranno a valorizzare il patrimonio culturale, è una vera e propria strategia sociale di investimento nello sviluppo della città e dei suoi cittadini. Avremmo potuto presentare le idee per il nuovo Teatro, il Museo delle ceramiche a Torre Bruciata, la prospettiva di riuso del Teatro Romano, il Centro Multimediale, opere che si faranno ma che non saranno "cattedrali nel deserto" ma tappe fondamentali di questo percorso.

Certo, bisognerà investire molto, bisognerà rischiare, bisognerà avere il coraggio di operare un cambiamento radicale. Ai rappresentanti del mondo imprenditoriale oggi presenti dico che una città creativa può avere una economia fondata sulla conoscenza e, in una economia fondata sulla conoscenza, la vera e decisiva infrastruttura consiste nell'apertura mentale delle persone. Qualunque cosa possiamo fare per rendere Teramo un posto migliore per vivere aiuta a "vendere" la città e, parafrasando il Presidente della Samsung a proposito di Austin, dico che ciò che è buono per Teramo lo è anche per la sua comunità imprenditoriale. E' un principio chiaro: il futuro sviluppo di un'azienda dipende dal suo territorio. Se si vince, si vince tutti assieme; se si perde, si perde tutti assieme.

La comunità teramana può diventare una città amica dell'intelligenza, del rischio imprenditoriale, della ricerca coraggiosa della bellezza vincendo le resistenze, i particolarismi ed il provincialismo deteriore ? Io credo di sì, purchè abbia fiducia in se stessa, coraggio ed entusiasmo.

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