Intervento dell'Arch. Stefano Mariotti - Dirigente Urbanistica Comune di Teramo

Intervento tenuto in occasione della presentazione del progetto Cult del 3 febbraio 2007 - Sala San Carlo - Teramo

A me il compito, visto l'orario e visto l'interesse, ma anche la complessità degli interventi precedenti, di ricondurre in termini molto sintetici alcuni dei ragionamenti proposti allo stato dell'arte dell'attività che il Comune di Teramo sta portando avanti su due distinti livelli. Il primo è quello del piano strategico, l'altro si colloca più specificatamente all'interno del contenitore di CulT, che ha l'ambizione di essere qualcosa di altro e di ulteriore rispetto al piano strategico stesso, e assume una valenza che non si esaurisce all'interno del documento strategico dell'amministrazione. Vorrei proporre, sostanzialmente, alcuni spunti di riflessione che, come vedrete anche con il supporto delle immagini, si ricollegano ai discorsi che avete appena ascoltato e ci serviranno poi ad introdurre le azioni concrete che stanno prendendo l'avvio in questa fase.

Gli scenari. I ragionamenti del prof. Carta sono per molti versi affascinanti e ci propongono questa riflessione sugli scenari. Si è parlato delle reti lunghe: è importante, per capire dove ci collochiamo, per capire il sistema di relazioni entro cui ci muoviamo, il rapporto tra reti lunghe e reti locali come elemento decisivo nello stabilire la potenzialità di un contesto territoriale di intercettare flussi materiali ed immateriali che possono costituire risorse spendibili in un processo di sviluppo. Ho sintetizzato, nella prima immagine, in maniera molto semplice e intuitiva, il prof. Carta mi perdonerà, il discorso sulla programmazione europea per capire come la realtà italiana si gioca all'interno di due grandi sistemi di collegamenti: il corridoio longitudinale che attraversando l'Europa Centrale collega la Spagna con Kiev ed i paesi baltici; il corridoio che attraverso le rotte del Mediterraneo penetra sino al Mar nero ed al Medio-Oriente.

È su questa "impalcatura" che sta nascendo, ed il prof. Carta è tra quelli che ci stanno lavorando oramai da qualche anno, l'idea di un corridoio "meridiano" che tende a collegare i due flussi che puntano oramai sull'integrazione del sistema balcanico con l'Europa del bacino mediterraneo.

Per capire cosa? Quella rappresentata nella successiva immagine è la nostra dimensione regionale all'interno di un contesto europeo entro il quale si possono giocare alcune partite fondamentali per lo sviluppo dell'Abruzzo. Una di queste è rappresentata dalla così detta Piattaforma Euro Mediterranea che mette al centro delle politiche infrastrutturali e di sviluppo la rete di collegamento dei sistemi portuali delle autostrade del mare nel Mediterraneo, e soprattutto tende a rimette in gioco, in maniera forte, l'Adriatico in questo rapporto con i Balcani, non più attraverso il sistema di connessioni che passano per il nord Italia e per il centro dell'Europa, ma attraverso scambi, che sono storici, nell'area del bacino Adriatico. Questo scenario di riferimento risulta estremamente importante per noi. L'ulteriore elemento di riflessione è costituito dai documenti della nuova pianificazione strategica nazionale, nei quali si sta portando avanti una ipotesi di rilancio dei sistemi locali basata sull'individuazione di piattaforme territoriali come "progetti di territorio". Una di queste è la piattaforma Tirreno/Adriatica che comprende tutta la fascia centrale dell'Abruzzo.

Come potete vedere, un'ipotesi di pianificazione strategica che si impernia anche sul rafforzamento del collegamento tra i sistemi portuali di Civitavecchia ed Ortona, non può non avere, in una dimensione come quella Abruzzese, il nodo forte nel sistema di Pescara e nello stesso sistema portuale di Ortona.

Teramo sembrerebbe marginale in questo disegno di assetto. Invece questa collocazione può rivelarsi una grande opportunità se Teramo riesce a ritrovare, attraverso la pianificazione strategica, un ruolo preciso all'interno dello sviluppo delle reti lunghe che questo disegno tende a riconnettere attraverso l'Abruzzo. L'Abruzzo può giocare un ruolo importante nella logica della piattaforma intesa come progetto di territorio, quello a cui faceva riferimento prima il prof. Carta, e non un territorio disponibile per i progetti. Il territorio, cioè, come valore aggiunto forte e nel quale credo che la realtà teramana possa assumere a sua volta un ruolo rilevante, come porta sul sistema nord Adriatico di questa direttrice, anche in virtù dello strutturarsi di un sistema di relazioni, ormai in fasi di completamento, che la porrebbe come una delle direttrici infrastrutturali più rapide nel collegamento trasversale verso Roma.

L'altro elemento su cui si articola il disegno strategico regionale è quello di potenziare il rapporto tra le due sponde ed in questo la realtà teramana può proporci alcune interessanti riflessioni. Questo che vedete è uno schizzo: la provincia di Teramo, il cui sistema montano costituisce da sempre l'elemento di riferimento territoriale, allo stesso tempo barriera ed elemento di relazione, valore e patrimonio ambientale. E poi i sistemi di relazione lungo l'asse adriatico e quelli che strutturano il rapporto tra zona interna e sistema collinare, nonché la rete di flussi di rapporti attraverso il bacino adriatico. Sembrerebbe una trasposizione del modello strategico sopra descritto: ma questo altro non è che l'assetto delle stratificazioni delle relazioni storiche fino al periodo alto medievale nell'Abruzzo teramano. Quella grande area, comprende il sistema degli insediamenti e del territorio Piceno pre-romano, i sistemi delle relazioni sono quelli che la civiltà Picena aveva con alcune regioni trans-adriatiche (Croazia - Istria, etc.). Il sistema delle relazioni interne rappresentato è quello della maglia romana delle consolari e dei relativi "diverticoli", che ha i suoi nodi nella rete delle città romane. Gli altri areali sono i sistemi minori dell'incastellamento longobardo e delle "villae" e dei borghi che dall'alto-medioevo ricuciono l'area pedemontana con tutta la parte interna medio-collinare, come il sistema della valle siciliana. Quindi l'identità del territorio può ritornare in gioco come la matrice di quello che è il disegno di assetto strategico dello stesso ed è questo il punto di partenza del ragionamento che abbiamo fatto quando ci siamo avventurati con il discorso di CulT; quando abbiamo ragionato sulla possibilità che sfruttare il sistema dei giacimenti culturali di questa parte della regione, metterli in rete in un sistema più ampio, di reti lunghe, potesse diventare una fattore di competitività importante da promuovere.

Lo schema successivo rappresenta l'attuale assetto dello stato di elaborazione delle politiche del piano strategico. Dagli elementi di criticità, che sono emersi dal confronto con gli attori sociali nei tavoli tematici, si è potuto estrapolare un sistema di assi ed un sistema di progetti pilota che vogliono rappresentare una prima risposta per trasformare la risoluzione di dette criticità in fattori di competitività. Quello che qui è importante sottolineare é che due sono i grandi temi che emergono, e che d'altra parte sono stati più volte richiamati questa mattina.

Il primo è relativo ad uno dei principali fattori di criticità, e cioè la capacità di attrazione di un sistema locale di questa dimensione, la sua capacità di relazionarsi al sistema delle reti lunghe, che ci pone di fronte alla necessità di interpretare i segnali e le potenzialità di rilancio delle capacità imprenditoriali locali e di promuoverne formazione.

Quindi un'azione strategica che in gran parte è fatta di operazioni immateriali e finanziarie.

Il finanziamento allo start-up di nuove imprese ed alla formazione dei soggetti imprenditoriali e professionali deve, però, essere finalizzato allo sviluppo di specifiche filiere. Alcune di queste sono già emerse nel corso di sei mesi di incontri all'interno dei tavoli tematici e sono: la filiera dell'agro-alimentare in specie per quanto riguarda ricerca e sperimentazione, la filiera della cultura, la filiera del turismo. Vedremo, poi, come queste risultano strategiche, fondamentali per Teramo. L'altro grande tema è la qualità urbana. Dall'intervento del prof. Santacana a quello del prof. Carta l'elemento che ritorna assiduamente è la considerazione di come la competitività delle città si basi sulla capacità di rinnovare la propria qualità, di rilanciare sul discorso della qualità urbana o essere capaci di "inventare" una qualità urbana. Alcuni temi connessi alla qualità urbana si ripropongono costantemente: sono quelli relativi alla mobilità, all'accessibilità, al sistema delle relazioni. Ma emerge anche un tema più generale e oggi importante: quello della capacità di coesione sociale che è possibile recuperare all'interno di un ambiente urbano. Il binomio coesione-competitività sta diventando elemento fondamentale di una ritrovata capacità di sviluppo di una città e di un territorio. C'è necessità di coesione interna all'ambiente urbano per ritrovare una capacità di competere nell'ambito territoriale, c'è necessità di coesione delle singole realtà di un territorio per competere nell'ambito regionale. Per la competitività dell'Abruzzo all'interno delle piattaforme strategiche nazionali è fondamentale che alla capacità di competere del sistema delle città (richiamava prima il prof.Carta il sistema delle città medie meridionali) si coniughi una forte coesione dei territori.

Per Teramo uno dei temi su cui costruire questo binomio tra coesione sociale e capacità e possibilità di competere è apparso, già nel confronto dei tavoli tematici, quello della cultura. E' qui, da questa riflessione sugli scenari e dall'approfondimento del piano tematico, che è nato e si è sviluppato parallelamente questo ragionamento su CulT e si è compreso quanto questo potesse essere importante in una logica strategica. Porte, nodi e reti urbane, che vedete rappresentate, costituiscono la sintesi di questa prima riflessione su come il progetto Cult si implementi e diventi anzi elemento propulsivo per la riqualificazione anche fisica della città.

Sul piano urbano di Teramo possiamo vedere quali sono gli assi fondamentali che organizzano la città storica; come si articola il sistema della riqualificazione ambientale, non più è non solamente degli ambiti intorno al centro storico, ma anche per riconnettere tutto il sistema dell'espansione recente attraverso il recupero del sistema ambientale del reticolo idrografico minore delle aree golenali. Al centro, il nucleo storico e tutto il sistema dell'offerta culturale attuale che nel centro storico oggi si colloca. Da questa immagine nasce l'altra riflessione che si è venuta sviluppando: come questo tipo di assetto rifletta profondamente un sistema di stratificazioni, di valori che si sono venuti via via aggiungendo e quindi in qualche modo hanno costituito un elemento di forte identità, rispetto al quale si trattava di capire quali luoghi hanno mantenuto questa valenza identitaria e quali altri invece andavano re-interpretati e rimessi in gioco.

In primo luogo il sistema delle aree archeologiche che arriva alla necropoli ed all'area archeologica della Cona. Ma anche un sistema di contenitori che nel tempo sono stati anche accumulatori di cultura: dal museo archeologico, alla biblioteca, alla pinacoteca. Ci sono poi elementi di innovazione, come il progetto della sala e del percorso ipogeo. C'è, infine, l'individuazione di un asse che idealmente riconnette questi nodi ripercorrendo la strutturazione urbanistica della città dal periodo alto-medioevale al 1400 fino al 1700, secondo un percorso che costituisce un altro elemento di forte identificazione con la struttura fisica della città ed allo stesso tempo "definisce" un "asse dell'offerta culturale" imperniato sul Corso S. Giorgio, asse della "Città Nova" settecentesca.

Si viene quindi concretizzando un'idea portante, che costituisce il primo nucleo del progetto che si sta cercando di portare avanti con CulT. Quello di strutturare nuove funzioni culturali entro alcuni grossi contenitori, "accumulatori culturali" connessi da un percorso fisico ed ideale che lega tutto il centro della città.

Un percorso che lega e connette fisicamente ed idealmente i luoghi di eccellenza di una rinnovata (rinnovellata) produzione culturale cittadina a partire dalla Pinacoteca in simbiotico rapporto con la Villa Comunale (monumento botanico e possibile "giardino delle sculture"), attraverso il Centro Ipogeo sotto Piazza Garibaldi, il nuovo Centro per l'arte contemporanea (l'ARCA)nell'ex-Provveditorato in Largo San Matteo, la Biblioteca Provinciale "Melchiorre Delfico", fino al Museo Archeologico e, nel lungo periodo, allo stesso Teatro Romano nell'ipotesi, in corso di verifica come richiamava questa mattina l'Assessore Regionale, di un suo restauro finalizzato al recupero all'uso teatrale del monumento (il teatro come museo di sé stesso e il monumento come teatro ben funzionante). Il percorso partendo dalla pinacoteca, attraversa il collegamento e lo spazio ipogeo che diventa una sorta di porta fisica alla città che è fuori terra, ma anche porta di accesso virtuale e mediatico alla città "sotterranea" archeologica. Gran parte del patrimonio archeologico di Teramo è ancora da rinvenire. Un patrimonio da studiare più attentamente, un patrimonio da approfondire, ed un patrimonio non sempre visitabile, fruibile.

La parte finale di questo di percorso interno, di questo asse portante, ci porta, poi, dal teatro romano, attraverso l'area archeologica di Largo Sant'Anna, a Torre Bruciata ed a quello che viene individuato come elemento simbolo dell'operazione, il Mosaico del Leone, che costituisce un elemento di fortissima valenza ed anche un elemento di immagine per l'intero progetto. Il discorso della virtualità come sistema non solo di ricostruzione ma anche di interconnessione all'interno di tutto il sistema, è l'elemento fortemente innovativo di questo progetto. Quelle linee blu che vedete collegare gli spazi ed i contenitori che formano i nodi del sistema culturale, è l'idea di questa rete virtuale che dalla sala ipogea al museo archeologico attraverso i collegamenti con le altre strutture esistenti (l'ARCA, la biblioteca provinciale, i siti archeologici) costituisce un sistema di relazioni. Per dirla con un gergo informatico, un sistema di connessione pee-to-pee che permette di mettere in costante rapporto, non biunivoco, non gerarchico, ma all'interno di una rete di flusso, tutte le informazioni e non solo quelle relative al sistema culturale. Attraverso questa rete collegata ad una distretto territoriale che si sta individuando, queste informazioni costituiranno un sistema di offerta culturale e turistica al territorio e dal territorio.

Il distretto. Si è parlato all'inizio di connessioni tra reti lunghe e reti locali, di rapporto tra coesione e competizione. È evidente che i numeri di Teramo, l'ha detto anche l'Assessore all'inizio del suo intervento, non permettono di immaginare un'autoreferenzialità di questo progetto. Non ci sono i numeri, non ci sono le eccellenze territoriali. Certamente quella che dovrà essere perseguita è un'identità territoriale più ampia, il cui valore risiede proprio nella complessità delle risorse che si riescono a mettere in gioco, ambientali e culturali.

È un'ipotesi che tende a porre in relazione anche un altro aspetto, che veniva richiamato negli scenari europei e nazionali: questa rete può giocare un ruolo importante nel rapporto transfrontaliero verso Croazia e Serbia proprio sul tema della cultura, attraverso un sistema di collegamento, fondamentale, con i Balcani, ma che diventa anche un asse di rapporti culturali attraverso l'Adriatico, lungo il quale si sviluppano anche occasioni di collaborazione che già in parte sono in atto.

Potete quindi vedere, nell'immagine ora proiettata, come l'indicazione del distretto si costruisce in questa fase da una sovrapposizione degli elementi che possono essere messi in gioco: dal patrimonio di risorse territoriali e dal sistema di rete che su di esse si può concretizzare. Vedete che questo sistema distrettuale può avere una espansione verso le realtà transfrontaliere della Croazia e della Serbia-Montenegro. Sul versante interno é un sistema distrettuale che si può porre in rapporto con i sistemi distrettuali del parco, che sono stati una invenzione di forte immagine, di identità importante. Come l'idea della "Strada Maestra" del Parco, altro elemento di caratterizzazione del sistema di collegamento di quella che diventerà una direttrice importante che dalle Marche dovrebbe collegarsi attraverso L'Aquila al sistema romano, diventando una porta di accesso territoriale che è già prevista nei documenti di pianificazione strategica nazionale.

Il discorso della "Strada Maestra" è interessante anche dal punto di vista di un suo ipotetico sviluppo in un sistema di relazioni che vada appunto verso le Marche e verso il Parco dei Sibillini, costituendo la possibilità di una direttrice di attrezzamento turistico-ambientale di tutto il sistema interno e soprattutto del territorio montano, che nulla ha a che vedere con il sistema infrastrutturale più pesante del sistema autostradale.

Ho cercato di condensare in pochi minuti quello che era un discorso molto più strutturato, per dare comunque conto di una riflessione che costituisce lo scenario entro cui si ricollocano opere e progetti che in alcuni casi avevano preceduto la nascita del progetto CulT.

Per concludere vorrei riferirmi a delle considerazioni già espresse dal Sindaco e dall'Assessore, scaturite da una riflessione del prof. Santacana che condivido pienamente. Esistono due tipologie di pianificazione strategica. Una che tende generalmente a privilegiare il discorso sulle strutture e sulle politiche e lascia solo sullo sfondo la dimensione territoriale perché ancora subisce il retaggio, la prevenzione, di una certa urbanistica per la quale la territorialità è cosa altra, è il luogo dove successivamente si sovrappongono i progetti di sviluppo della pianificazione socio - economica al territorio, un territorio solo disponibile alla trasformazione dettata dalle scelte socio - economiche e non valore in se. Questo dualismo è alimentato dall'idea di mantenere distinti, e quindi indifferenti, il sistema delle politiche e delle scelte dalle modalità di trasformazione del territorio.

Io credo molto di più nell'ipotesi di una pianificazione strategica che, invece, si propone, al di là delle mission e degli scenari di lungo periodo, di porre degli step, degli obiettivi di medio - breve periodo utili, non solo per creare consenso intorno alle operazioni, ma utili anche alla loro verifica ed alla falsificazione dei risultati, per capire se ci sono necessità di incrementare o modificare le azioni e, soprattutto, ripristinando in questo modo una centralità vera del territorio come risorsa economica, e non già come mera risorsa disponibile alla trasformazione. Grazie.

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