Il progetto della luce per la promozione dei beni culturali nello spazio urbano

Prof. arch. Gianni Forcolini Dipartimento INDACO, Facoltà del Design, Politecnico di Milano. Convegno "La città del futuro, la città della cultura" Museo Archeologico - Teramo 3 febbraio 2007

Le idee, i progetti e le iniziative che animano la città di Teramo in questo periodo esprimono una forte volontà di crescita e di trasformazione orientata soprattutto verso la valorizzazione del patrimonio culturale locale, in una visione strategica di ampio respiro. Le trasformazioni richiedono grande senso di responsabilità civile e sociale, ma anche molta creatività e senso della progettualità. È apparso naturale, dunque, ricercare forme e modi di una futura collaborazione tra il Comune di Teramo e il Politecnico di Milano, in particolare il Dipartimento INDACO (Dipartimento di Industrial Design, della Arti, della Comunicazione e della Moda) e la Facoltà del Design. Ricordiamo che il Politecnico di Milano ha istituito nel 1993 il primo Corso di Laurea in Disegno Industriale, a cui ha fatto seguito il varo della Facoltà del Design, il luogo dove si formano i progettisti "creativi" a cui si dedica tanta attenzione quando si parla di nuova identità della città, sia in quanto essi ne saranno i futuri fruitori, sia come co-protagonisti dei mutamenti. Venendo al tema, è bene premettere che l'illuminazione della città spesso viene intesa in termini funzionali e utilitari: la città deve avere la sua luce, di sera e di notte, innanzitutto ai fini della sicurezza, per proteggere beni e persone, per agevolare il controllo e la sorveglianaza. Si tratta, in sostanza, di una dotazione necessaria del territorio urbano. Negli anni si è compreso che la luce che aiuta a creare identità urbana, la luce che valorizza, che dà rilievo, che dà peso, che dà sottolineatura ai beni della città, è una luce che va considerata nel progetto alla stessa stregua della luce utilitaria. Ciò non significa che l'illuminazione debba oggi dedicarsi esclusivamente all'immagine, alla comunicazione visiva, tuttavia bisogna riconoscere che questa dimensione assume molta importanza proprio nelle fasi di ricostruzione dell'identità urbana. Alcune immagini possono chiarire la questione del come valorizzare il territorio urbano con la luce artificiale. La prima riguarda la città di Lione, città straordinaria dal punto di vista dell'illuminazione. Circa 20 anni fa, l'amministrazione comunale ha interpretato la luce come un mezzo di forte attrazione, scommettendo sull'illuminazione urbana, monumentale e di forte accento per tutto il patrimonio immobiliare e le infrastrutture della città. Bisogna dire che gli amministratori hanno veramente vinto questa sfida. Certo la luce era una delle componenti del rilancio della città, ma comunque ha avuto una notevole importanza. Lione è riuscita a moltiplicare il flusso turistico, proprio grazie ad una sorta di elegante vestito da sera che si è data negli anni. In questo modo è diventata un riferimento culturale per tutto il mondo del progetto, ma soprattutto un polo di attrazione nel contesto del continente europeo. Direi che, nel caso di Lione, il continuo e serrato confronto con la grande capitale - Parigi - ha funzionato da incentivo e questo è veramente un caso di virtuosa competizione. Non ha voluto diventare, ovviamente, come la capitale, tuttavia Parigi ha sicuramente agito come modello a cui ispirarsi per portare Lione al livello della seconda città di Francia. In Place de Terraux, una delle piazze principali della città, la soluzione adottata ha una sua originalità. Come si può notare l'illuminazione non è uniforme, anche l'ombra fa la sua parte. Ombra e luce sono gemelle, vanno sempre accoppiate e il progettista deve progettare anche l'ombra, non solo la luce. Questo è un caso molto indicativo: la pavimentazione della piazza ha poca luce, prevalentemente diffusa dagli zampilli d'acqua. La piazza è completamente invasa da piccole colonne d'acqua (rese luminose da un sistema a fibre ottiche) che hanno un loro dinamismo, perché nell'arco della sera, c'è una variazione continua della pressione del flusso, quindi cresce e poi si riduce l'altezza degli zampilli. La luce qui non è usata in modo classico, cioè statico, ma è vibrante. Il Palazzo del Municipio che occupa un lato minore della planimetria rettangolare della piazza ha l'evidenza maggiore ed è trattato con una luce che dà forte risalto ai suoi cromatismi. Al centro è presente un grande gruppo scultoreo con un bacino d'acqua alla base opera dello stesso artista che ha creato statua della Libertà a New York,. Questa grande complesso scultoreo è realizzato in lamina di piombo, quindi un metallo che si ossida, è un metallo che è stato rischiarato con una luce di tonalità fredda che contrasta con la luce di tonalità calda data alle facciate dei palazzi circostanti, in particolare della sede del Municipio. Quando si illumina una piazza di questo tipo è necessario creare uno scenario, cioè studiare i rapporti tra le luminosità dei vari edifici in modo tale da non appiattire, da non uniformare troppo, perché l'uniformità non genera evidenza. Il Municipio di Lione, simbolo prestigioso della città, ha la sua evidenza molto forte grazie al fatto che intorno, nel contesto, la luminosità è ridotta. È giusto affermare che la comunicazione si verifica quando c'è un contesto, altrimenti la comunicazione è molto debole. I Giardini di Villa D'Este a Tivoli costituiscono un esempio in cui l'acqua è nuovamente protagonista. Il connubio luce/acqua è veramente ricco di effetti affascinanti; ci aiuta a rendere vibrante la luce, ci permette di dare corpo all'acqua. L'acqua si comporta rispetto alla luce in un modo poliforme, perché ad un tempo trasmette la luce, la diffonde e la riflette all'esterno e all'interno della sua massa. Nelle cascate di Villa Tivoli, l'acqua accorpa la luce, trattiene al sua interno i raggi luminosi e li diffonde. Alcuni anni fa si realizzò un mio progetto per illuminare il Teatro alla Scala a Milano. L'immagine che presento è diventata un po' un'immagine della memoria perché il celebre Teatro è stato sottoposto a un intervento di ampliamente e lo skyline della facciata principale è cambiato. Sono nati nuovi blocchi edilizi intorno al fronte settecentesco. Per la verità, il progetto riguardava tutta la piazza della Scala, non solo il Teatro; infatti si vedono altri palazzi illuminati. Questa è una piazza molto rappresentativa per Milano: c'è il Palazzo Marino, sede principale del Municipio, di fronte alla Scala, e poi palazzi di banche e di istituzioni pubbliche. Qui si è lavorato molto sui colori. Si può notare che, rispetto alla luce che proviene dai lampioni, che è una luce di tonalità "fredda" (alta temperatura di colore), la luce proiettata sulla facciata del teatro è di tonalità molto più "calda", per dare evidenza al caratteristico intonaco di colore giallo ocra. Questo punto dimostra che il progetto dell'illuminazione deve fondersi con l'analisi e gli interventi sul colore urbano. Nel Palazzo Beltrami, nella stessa piazza, si è lavorato con le ombre, seguendo l'esempio di Lione usando la luce più localizzata, con la tecnica della pennellatura, cioè della sagomatura dei fasci sul piano verticale e sui tanti rilievi della facciata in pietra. Per contrasto e in ragione del differente peso simbolico sia Palazzo Marino sia la Scala hanno una luce più uniforme, più "spalmata". La luce a fiamma ricorda quelli che sono stati i mezzi antichi (torce, lumi a olio, ceri, lampade a gas) usati per secoli nell'illuminazione localizzata dei palazzi. Ad Ascoli Piceno, l'illuminazione della Piazza del Popolo, ha reso questo luogo un vero e proprio salotto per la città, un luogo urbano prestigioso, molto frequentato dalla cittadinanza e dai turisti. La pavimentazione è in uno stato di buona conservazione, ci sono dei palazzi, c'è il fianco della Cattedrale che sono ben restaurati; chiaramente quando si fa luce non si deve mai dimenticare che si interviene su ciò che è restaurato, e ciò che è già in ordine, non ci si avventura a illuminare ciò che ha solo dei difetti. L'immagine seguente propone un caso molto recente, che riguarda il corso Vittorio Emanuele a Milano. Si tratta di è un'installazione temporanea realizzata in occasione delle feste natalizie. Merita attenzione perché sugli addobbi natalizi luminosi si può lavorare molto. Alcune città italiane, in particolare Torino, hanno fatto esperienze di grande interesse, perché hanno chiamato grandi artisti a decorare la città. Per Milano questo è un caso di un decoro che si allontana molto dalla tradizione degli addobbi natalizi. Tuttavia permane immagine legata ai simboli canonici come l'albero di Natale, in versione stilizzata. Un oggetto luminoso fuori scala trasforma lo spazio urbano. Si tratta di un intervento temporaneo, limitato nel tempo, legato all'evento, alla festa, ma indubbiamente è da considerare come un modificatore dello spazio, perché la luce è molto potente e ha la capacità non solo di decorare, ma anche di ricomporre lo spazio. L'immagine seguente riguarda una mostra tenuta nel 2004, curata da Doriana e Massimiliano Fuksas, nell'interno del Colosseo. La soluzione illuminotecnica si caratterizza per lo stacco cromatico che i progettisti hanno voluto dare allo scopo di separare il momento informativo e il percorso, dal momento fruitivi centrato sulle opere e sui reperti archeologici. La testimonianza del passato risulta come ritagliata dalla luce. Si può notare che lo spazio interno del Colosseo è come "accarezzato" dalla luce blu, dando per scontato che la mostra temporanea non debba funzionare come occasione per dare luce al monumento, ma deve essere un'occasione per mostrare opere che probabilmente non saranno più viste in quel luogo perché torneranno nella loro sedia originaria. In conclusione mostriamo la facciata principale della Basilica di Santa Maria dei Angeli ad Assisi. Qui si evidenza il contrasto armonico tra l'illuminazione che proviene dall'interno, o meglio dagli spazi coperti affacciati verso l'esterno e l'illuminazione della vera e propria parte esterna della facciata. Questa è una tecnica di potente effetto, perché aiuta molto il visitatore a cogliere la profondità, quindi un modellato tridimensionale architettonico, grazie sia allo stacco cromatico sia allo stacco di luminosità. La luce all'interno dei luoghi di culto è sempre una luce molto calda, perché è legata alla tradizione del cero e della candela, e quindi è una scelta appropriata quella di utilizzare il colore per testimoniare una tradizione, una simbologia, un modo di vivere questi spazi. L'ultima è una immagine che viene dalla federazione Russa. Alla fine degli anni 90, ho avuto l'occasione di rappresentare con questo progetto alcune aziende italiane che hanno donato i propri apparecchi al Comune di San Pietroburgo, per questa realizzazione: l'illuminazione della Cattedrale dedicata a San Nicola e all'Epifania nel centro storico. Il panorama invernale di San Pietroburgo è glaciale; la città, infatti, è completamente invasa dai ghiacci per molti mesi all'anno. I colori della Cattedrale rispecchiano questa glacialità: grigio, bianco, azzurro. Ma anche qui c'è un contrasto cromatico dato dalla lunetta che accoglie il simbolo dello Spirito Santo e, in posizione dominante, dalle grandi cupole dorate.

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