Intervento di Maria Grazia Maioli

Direttore archeologo coordinatore presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna. Convegno "La città del futuro, la città della cultura" Museo Archeologico - Teramo 3 febbraio 2007

La mia partecipazione a questo incontro è dovuta ad una fortunata combinazione, alla mia precedente collaborazione alla vostra Notte Bianca e al mio interesse per i mosaici, questo dovuto anche ai miei incarichi di insegnamento presso le varie scuole di mosaico del Ministero Beni Culturali.

L'occasione di vedere il Mosaico del Leone, che credo che pochissimi di voi abbiano visto e che è certamente uno dei più importanti in senso assoluto per quanto riguarda la presenza di mosaici di epoca ellenistica in Italia, mi ha portato a fare alcune osservazioni ed alcune minime prove di pulizia , ma vorrei fare presente che le mie sono solo osservazioni e che tutti i possibili interventi sono di competenza della Soprintendenza regionale, cioè della Sovrintendenza per i Beni Archeologici a di Chieti. Se questa Soprintendenza riterrà possibile avvalersi all'esterno della mia collaborazione, nell'ambito della collaborazione fra le Soprintendenze, ne sarò felice, ma quello che presento in questo momento sono solo alcune osservazioni personali che non saranno penso molto diverse da quelle espresse dal funzionario di zona che ha pubblicato il Mosaico del Leone, i restauri del mosaico, fatti qualche anno fa.

Vi mostrerò solamente la situazione attuale del mosaico, rinvenuto nel 1891 sotto palazzo Savini in corso Cerulli; ribadisco che queste sono solo proposte ed osservazioni personali; come certamente sapete, il mosaico è di proprietà privata, anche se sotto la tutela della Soprintendenza, ed è affidato come gestione al Comune, anzi al Museo Comunale; tempo fa è stato ricavato un ambiente attrezzato che ne permette la visione, ma dal quale non è possibile accedere direttamente alla superficie musiva; la Dottoressa Di Felice, ha avuto l'uso di una copia delle chiavi che permettono di entrare nella cripta che ospita il mosaico ricavata sotto Palazzo Savini. Le prime diapositive mostra la situazione attuale, con vivibili anche le piccole prove di pulizia effettuate mediante impacchi con polpa di cellulosa, destinati ad appurare la consistenza delle incrostazioni che tuttora coprono il mosaico.

Il Mosaico del Leone come tale, indipendentemente dal complesso in cui è inserito, è veramente eccezionale dal punto di vista artistico e tecnico. Voi siete abituati a vederlo in fotografia, vederlo in posto e soprattutto pulito dà un effetto completamente diverso. Attualmente esso è ancora in posto entro l'ambiente interrato di Palazzo Savini, esattamente nella stessa situazione in cui è stato trovato; a causa di questa situazione il mosaico presente notevoli problemi di umidità, ma soprattutto ha problemi di affioramenti di sali e di incrostazioni di calcare e di materiale indicativamente organico che con tutta probabilmente proviene da una fogna pubblica che passa nelle vicinanze. Questo provoca tutto questo una serie di affioramenti di sali ed i affioramenti calcari che formano questa patina biancastra e che impediscono di goderne e soprattutto di fruirne, dato che l'eventuale visitatore, nella situazione attuale, lo vedrebbe appannato, anzi come velato.

Una pulizia vera e propria consisterebbe nella asportazione di questa incrostazione che presenta spessore variabile.

Prima di considerare il problema del restauro, e della necessaria successiva manutenzione, cercherò di evidenziare il perché la presenza di questo mosaico, in questa zona, sia così importante; se si considera che, in Italia, mosaici di questo genere sono presenti solo o a Roma nelle fasi tardorepubblicane,, oppure nelle città della zona campana distrutte dall'eruzione del Vesuvio; il mosaico del Leone è un emblema, cioè la riproduzione di un quadro da parete, eseguita a mosaico, a tessere piccolissime, all'interno di una cassetta di contenimento in pietra o marmo; gli emblemata più antichi sono prodotti di solito ad Alessandria d'Egitto, o in altre zone di cultura ellenistica; successivamente sono copiati anche in Italia, a Roma e in Campania; solo una analisi chimica dei materiali compositivi del mosaico, vetri, smalti, pietre e marmi, potrebbero definire esattamente la zona di produzione; questi mosaici erano costruiti e montati entro l'officina del mosaicista, copiando quadri famosi da cartoni e riproduzioni in materiale diverso; questi pezzi, di altissimo valore anche economico, sono definiti di solito "mosaici portatili" in quanto la cassetta che li contiene può essere trasportata, inserita in un pavimento e nuovamente asportata nel caso sia necessario un trasferimento.

Nel nostro caso l'emblema del leone non è stato certamente prodotto in zona, ma vi è stato portato dal facoltoso proprietario della domus, che ha voluto trasferire ad Interamnia un impianto compositivo ed un apparato decorativo di tipo greco-ellenistico, inserito in un impianto architettonico abitativo tipicamente romano, con atrio, tablinum e cubicoli; il mosaico del Leone costituisce il centro del pavimento del tablinum, entro un insieme decorativo formato da una serie di cornici, quella più interna con un tralcio di fiori e frutta con maschere angolari, la più esterna con una treccia a calice, intervalle da listelli, il tutto inserito in un motivo a cassettonato.

L'ambiente è identificabile, come già detto, con un tablinum, cioè lo studio- ambiente di ricevimento del padrone di casa, il dominus, cui si accedeva direttamente dall'atrio, che caratterizzava con il suo fasto l'importanza della famiglia; nel complesso teramano il tablinum si apriva si apriva sull'atrio con un accesso pilastrato; l'atrio aveva pavimento a mosaico con fondo bianco ed inserimento di frammenti di marmi e pietre colorati, secondo la tecnica dell' opus scutulatum, una delle più lussuose dell'epoca tardorepubblicana; l'atrio aveva al centro la vasca dell'impluvium, nel nostro caso pavimentata in mattoncini disposti a spina di pesce, secondo la tecnica dell'opus spicatum; il tablinum era fiancheggiato da due corridoi, uno pavimentato in coccipesto, dal quale si doveva accedere agli ambienti servili e di servizio, l'altro sempre in mosaico, dal quale si accedeva ai cubicoli di uso famigliare e privato, secondo la gerarchia degli ambienti tipica delle strutture romane; la pianta dell'abitazione pertanto è analoga a quella delle domus signorili romane, come si riscontrano a Roma e nelle già citate città vesuviane, secondo quindi un modello che viene importato nella nostra zona e che si rifà a tipologie auliche.

Prendiamo in considerazione ora il mosaico del Leone come opera d'arte; l'immagine che presento lo riproduce bagnato, quindi la patina biancastra che lo ricopre sembra disciolta; si distinguono nettamente la piccola cornice musiva che circonda la scena, formata da una treccia a torciglione,e la cornice in pietra bianca che identifica il bordo della cassetta che lo contiene; la veloce pulitura cui il mosaico è stato sottoposto permette di distinguere le caratteristiche anche del fregio vegetale che lo circonda, con le sue maschere comiche angolari: la visione ravvicinata permette di apprezzare la tecnica con cui è realizzata l'immagine del leone, molto più fine rispetto a quella con la quale è stata ottenuta la cornice con fregio vegetale.

Il fregio è stato certamente realizzato localmente, direttamente in posto, secondo modelli anch'essi di derivazione ellenistica, da manodopera quasi sicuramente fatta venire da Roma o dalla Campania; il mosaico del Leone invece ha certamente un'altra provenienza e un'altra zona di produzione; oltre alla tecnica sono infatti diversi anche i materiali, come si può notare dai colori delle pietre: il leone è realizzato riproducendo al meglio le caratteristiche anche chiaroscurali di un'opera pittorica, mentre il fregio semplifica i motivi e tende anche ad un rapporto dei colori più netto e marcato, caratteristiche del mosaico romano che diventeranno sempre più evidenti con il passare del tempo.

Per quanto riguarda il mosaico del Leone vero e proprio, esso ha caratteristiche molto particolari; raffigura infatti una scena di lotta fra un leone ed un serpente entro un paesaggio caratterizzato da pochi elementi; come già detto, deriva certamente da un quadro, o almeno da una composizione pittorica di dimensioni maggiori; in epoca ellenistica erano relativamente comuni infatti scene, principalmente a scopo decorativo, con raffigurazioni di animali entro paesaggi; dato che la pittura di epoca ellenistica, salvo i casi delle città vesuviane, è praticamente scomparsa, i mosaici di questo tipo ne possono essere considerati una valida testimonianza, anche se parziale; nell'ambito di questo tipo di produzione, l'esempio più rappresentativo è certamente il grande mosaico con scene nilotiche dal complesso del tempio della Fortuna Primigenia a Palestrina, dal quale derivano l'abbondantissimo numero di cartoni con motivi di tipo analogo diffusi in tutto il mondo romano; nella Casa del Fauno di Pompei, gli emblemata delle stanze e le soglie degli ambienti offrono un buon panorama di questo tipo di produzione, con pezzi sia di importazione, sia prodotti in posto.

Oltre ai motivi nilotici, sono ampiamente diffuse le scene pastorali e quelle con animali in lotta fra loro, come nel caso di Teramo.

Il mosaico del Leone è un ottimo esempio di quella tendenza pittorica di epoca ellenistica che porta ad rendimento di scorcio delle figure; fra i mosaici che riportano scene analoghe, negli esempi più antichi il leone si presenta in una postura analoga al nostro, con la testa quasi frontale ed il corpo sbiecato in modo molto audace; negli esempi posteriori, la difficoltà del rendimento prospettico porta via via ad un appiattimento della forma: il corpo diventa sempre più visibile fino a comparire di profilo completo, ma sempre con testa frontale, come ad esempio nei riquadri in opus sectile dalla basilica di Porta Marina ad Ostia; in un mosaico da Villa Adriana conservato nei Musei di Berlino, raffigurante una lotta fra belve e centauri, è possibile arguire quale potesse essere l'aspetto di una composizione di largo respiro, inserita in un ambiente naturale dilatato, come si può ipotizzare fosse la scena dalla quale è stato estrapolato solo il motivo centrale, il nostro leone in lotta con il serpente.

Le raffigurazioni di felini sono molto amate in epoca ellenistica; compaiono già nei mosaici pavimentali di Delo e, riprodotti in copia, vengono trasmessi come elementi decorativi al mondo romano tramite le officine musive di Alessandria d'Egitto; i singoli quadri sono spesso associati a cornici ornamentali collegate al culto bacchico, con serti di frutta, uva e pampini, nei quali sono inserite maschere teatrali, come succede anche nel nostro caso; nei mosaici della già citata Casa del Fauno a Pompei, compare un emblema con Bacco bambino a cavallo di una tigre, associato ad una cornice di questo tipo; nella stessa casa è presente anche il famosissimo mosaico con il gatto che azzanna una pernice, raffigurato con il corpo di scorcio come negli esempi già citati; nella stessa Casa del Fauno sono presenti anche soglie con scene nilotiche semplificate, evidentemente eseguite in posto, con tessere di dimensioni maggiori ma seguendo cartoni ormai tradizionali, secondo quel processo di stilizzazione e semplificazione al quale si è già accennato. In Italia, fra il II ed il I secolo a.C. questo tipo di cornice compare già nel complesso di Palestrina, a Roma e a Pompei, mentre in altre zone appare con il disegno semplificato; la maschera teatrale è considerata di solito collegata al culto dionisiaco, ma finisce col diventare un semplice motivo decorativo: nel nostro caso risolve ottimamente il rendimento dell'angolo della cornice; le maschere riconoscibili inserite nel fregio sono quelle riconducibili ai drammi satireschi.

Nella domus di Teramo l'emblema con il leone è inserito al centro di un motivo a cassettonato, cioè a riquadri corniciati a sfondamento prospettico con un elemento decorativo all'interno, generalmente vegetale, secondo una tipologia che si presume voler rispecchiare nel pavimento la decorazione del soffitto; il motivo a cassettoni è anch'esso presente anche a Pompei, ad esempio nella Casa del Poeta Tragico; i motivi all'interno dei cassettoni, fiori, cespi d'acanto, ghirlande, ornamenti diversi, fanno tutti riferimento a tipologie ellenistice, ma si presentano progressivamente semplificati; le pietre che lo compongono sono le stesse usate per la cornice vegetale, ma diverse da quelle del Mosaico del Leone, quindi cassettonato e cornice vennero realizzati contemporaneamente attorno all' emblema che vi venne inserito; nel nostro mosaico inoltre è evidente che i singoli cassettoni sono stati realizzati da mani diverse, come è ben visibile nell'andamento delle tessere e nella resa dei motivi, con chiaroscuro ed ombreggiature più o meno sentiti.

Gli altri ambienti nobili, come già detto, sono pavimentati ad opus scutulatum, cioè un fondo di tessere bianche disposte irregolarmente nelle quali sono inserite scutulae cioè schegge di pietre colorate; sono presenti tutte le pietre utilizzate in Italia in epoca tardorepubblicana, dal giallo antico al rosso antico alle marne colorate, al lumachella, al portasanta, mentre non sembra siano presenti marmi veri e propri o importazioni dall'Africa o dalla Grecia; sono le stesse pietre quindi utilizzate nei mosaici di contorno all'emblema del Leone, nelle cornici, nel cassettonato e nelle soglie, che nel nostro caso sono decorate con un classico motivo a greca prospettica, purtroppo scarsamente leggibile a causa delle lacune.

Abbiamo già visto come si presentava la planimetria della domus nel settore attualmente conservato; se si vuole mantenere il confronto con gli esempi pompeiani, l'atrio doveva avere la vasca dell'impluvium esattamente al centro; è possibile poi che fosse presente un piccolo vestibolo e ambienti retrostanti la facciata della casa sulla strada; i corridoi ai lati del tablinum portavano da un lato ad ambienti di servizio, mentre è presumibile che il corridoio pavimentato in mosaico portasse ad un peristilio, cioè ad un cortile - giardino porticato sul quale dovevano prospettare gli altri ambienti necessari alla vita della casa, come il triclinium, cioè la sala da pranzo di rappresentanza; non è possibile dire se esistesse un secondo piano; la donus aveva quindi una estensione notevole, sviluppandosi anche sotto altri edifici moderni oltre a palazzo Savini, oltre anche alla viabilità attuale.

Per quanto riguarda il restauro del complesso della domus del Leone, la situazione attuale non è omogenea; l'emblema ebbe un restauro qualche anno fa, quindi l'incrostazione calcarea che lo vela è molto sottile, ma si è riformata mantenendosi le situazioni che l'avevano generata; il pavimento presenta alcuni punti di sgretolamento nei settori in opus scutulatum che possono essere ripresi e fissati senza problemi particolari, lo stesso vale per i bordi delle lacune, già trattati a suo tempo con malta cementizia che dovrebbe essere asportata e sostituita; il problema principale è dato dalle incrostazioni calcaree e saline sul restante del pavimento e soprattutto sui punti di incrostazione e corrosione dovuti ad infiltrazioni di umidità; le infiltrazioni provengono dal cortile di palazzo Savini, le cui fognature non sono a tenuta stagna, dalle fondamenta dello stesso edificio, e soprattutto dalla strada che corrisponde al muro posteriore del tablinum, su via Antica Cattedrale; sembra che in prossimità del muro del palazzo attuale esista una vecchia fognatura dalla quale provengono infiltrazioni e liquami che, insinuandosi nelle fondazioni di palazzo Savini, finiscono con il colare sopra il mosaico; si forma così una spessa incrostazione biancastra, ben visibile e corrosiva, che intacca sia i materiali che compongono le tessere sia i leganti che riempiono l'interstizio fra le tessere stesse; l'interno della vasca dell'impluvium a causa della maggiore umidità mostra la presenza di chiazze verdi di muschi e licheni, che tendono ad allargarsi.

La situazione generale quindi non è facile, considerando le infiltrazioni che vengono delle pareti, i sali prevenienti dai muri, gli inquinamenti biologici causati dall'umidità, le stesse fondazioni di palazzo Savini, che hanno tagliato le strutture romane, apportano umidità e sali provenienti dal sottosuolo; a questo si aggiungono le infiltrazioni di materiali organici provenienti dalla fognatura moderna nella strada attigua.

E' quest'ultima l'infiltrazione più pericolosa per la conservazione della domus dato che causa una corrosione progressiva delle tessere musive: il bloccaggio di questi apporti è fondamentale per la conservazione e richiede lavori strutturali complessi con una protezione delle fondazioni del palazzo che raggiunga una profondità maggiore rispetto alla quota delle strutture romane.

Considerando che il complesso della domus del Leone è di proprietà privata, ma coperto da vincolo ai sensi della legislazione attuale, tutte le operazioni di tutela, di restauro e di manutenzione devono essere concordate con la Soprintendenza per i Beni Archeologici competente; in questa sede è però opportuno rilevare che il restauro del complesso sarebbe vanificato in fretta se non associato ad una manutenzione continua e ripetuta; il controllo dell'umidità e delle infiltrazioni infatti sarà sempre parziale, dato che le strutture antiche non possono essere completamente isolate; la formazione della patina potrà essere rallentata e attenuta da puliture continuate nel tempo, anche se non scomparirà mai totalmente; sarebbe opportuno quindi preparare localmente un gruppo di restauratori mosaicisti in grado di assumersi questo tipo di manutenzione con interventi periodici programmati; lo stesso gruppo potrebbe realizzare copie del mosaico, di particolari e di motivi decorativi, da vendere o distribuire, anche con un certo indotto; al momento quello che importa è tutelare e conservare il patrimonio costituito dal complesso, facendo in modo che esso diventi fruibile: ogni altra proposta è prematura.

counter
Eventi

Selezione il giorno di tuo interesse per vedere tutti gli eventi

Ottobre 2019
LuMaMeGiVeSaDo
 010203040506
07080910111213
14151617181920
21222324252627
28293031 
Ricerca struttura