L'ARCA. Mettere in salvo il futuro

Intervento di Umberto Palestini Convegno "La città del futuro, la città della cultura" Museo Archeologico - Teramo 3 febbraio 2007

Mi venga concesso l'utilizzo di un titolo solo in apparenza paradossale, poiché l'arca, secondo la tradizione biblica, è il mezzo con il quale, nell'imminenza del diluvio universale, si offre la salvezza a Noè e alla sua famiglia insieme a coppie di animali che potranno perpetuare le speci, quando la punizione divina avrà colpito le nefandezze perpetrate dall'uomo. In tale ottica l'Arca diventa la metafora di un progetto concepito per offrire la possibilità di costruire il nuovo a seguito di una catastrofe, avendo maturato una maggiore consapevolezza nell'agire.

Se, oggi, apocalittici scenari tendono a far tornare di stringente attualità il tema della distruzione del pianeta a causa del nefando comportamento umano, per noi che discutiamo di progettualità culturale, l'Arca può assumere un ulteriore significato.

Nella realtà contemporanea la cultura sta vivendo un'epocale trasformazione grazie alle tecnologie all'interno della cosiddetta società dell'informazione. Il monumentale studio di Manuel Castell The Information Age: Economy, Society and Culture ci offre un fondamentale apporto per concepire i nuovi scenari che ridefiniscono i modelli culturali all'interno della società globalizzata e del predominio della tecnologia; un nuovo contesto che rimodella le concezioni spazio/temporali dominate dalla simultaneità.

Lo studioso sostiene che il "rimescolamento dei tempi dei media, all'interno dello stesso canale di comunicazione e a scelta dello spettatore/interagente crea un collage temporale in cui non solo i generi si mischiano, ma il tempo diventa sincronico su un orizzonte piatto, senza inizio, senza fine, in assenza di sequenza.

La mancanza di temporalità dell'ipertesto multimediale è un aspetto decisivo della nostra cultura, che plasma le menti e le memorie dei bambini educati nel nuovo contesto culturale". Manuel Castell continua sostenendo che "siamo di fronte ad una cultura che è allo stesso tempo dell'eterno e dell'effimero.

È eterna perché si estende in avanti e all'indietro sull'intera sequenza delle espressioni culturali.È effimera perché ogni configurazione, ogni specifica sequenza dipende dal contesto e dallo scopo per cui un dato costrutto culturale viene interrogato o sollecitato.

Non siamo in una cultura della circolarità, ma in un universo della temporalità indifferenziata delle espressioni culturali." Se questo è il contesto attuale in cui domina una "dimensione senza tempo della cultura emergente" diffusa simultaneamente a livello planetario grazie alle nuove tecnologie, il rischio che corriamo è quello di smarrire ogni progettualità riferita a specifici piani strategici.

L'alternativa potrebbe essere la messa in campo di un progetto culturale che rinneghi posizioni di retroguardia basate sul rifiuto delle nuove tecnologie, sul disconoscimento degli innumerevoli campi creativi da esse proposti, e privilegi, al contempo, una formazione in grado di sviluppare modelli operativi in cui le espressioni estetiche e culturali siano il frutto consapevole dei linguaggi scelti.

Partendo da tali premesse, L'ARCA (Laboratorio per le Arti Contemporanee in Abruzzo) vuole essere un centro di ricerca che rappresenti un innovativo spazio museale in grado di coniugare importanti eventi espositivi e qualificate attività formative. L'intento è di superare l'anacronistica fruizione dei linguaggi artistici e nello stesso tempo creare un contenitore all'avanguardia per sperimentare percorsi didattici e creativi in sintonia con le sfide proposte dalle nuove tecnologie in campo estetico.

"La vitalità dell'arte contemporanea risiede nella capacità di attraversare gli angusti confini degli specifici, di dare cittadinanza a molteplici linguaggi e registri. Tale libertà e un'inestimabile risorsa che favorisce, accanto alla permanenza di modelli espressivi classici, la nascita di creatività ibride in cui codici differenti si confrontano per sviluppare esperienze originali": Così scrivevo a conclusione del testo pubblicato nel catalogo di una mostra nel 2005. Poiché l'arte contemporanea si è caratterizzata, negli ultimi decenni, soprattutto per attraversamenti e contaminazioni tra differenti ambiti disciplinari, il laboratorio vuole superare i confini tradizionalmente intesi come campi estetici (pittura, scultura, decorazione), per sviluppare ricerche su arti visive, fotografia, cinema, grafica, illustrazione, musica, video nelle sue diverse declinazioni (videoarte, videoclip, trailers, spot pubblicitari), web art, web e sound design che rappresentano le nuove frontiere di una sperimentazione incentrata su fecondi intrecci. Infatti, oggi è più corretto parlare di arti contemporanee, nell'accezione plurale, per definire un campo di studio e d'intervento che tenga conto dei molteplici linguaggi presenti nell'attuale universo creativo multimediale.

Il laboratorio dovrà prevedere diversi spazi che permettano differenti attività compresenti: lo studio e la consultazione di materiale audiovisivo e cartaceo, la navigazione in Internet, le attività laboratoriali (legate soprattutto alla ripresa, al montaggio e all'editing fotografico e video, le conferenze e le lezioni di carattere storico-teoriche, l'attività espositiva).

Gli spazi dovranno essere fruibili durante la settimana per sviluppare una costante attività formativa. Il laboratorio, in questo modo, potrebbe svolgere un'importante funzione educativa nei confronti delle arti contemporanee anche nelle giovani generazioni, oltre a rappresentare, per loro, un inedito luogo d'incontro e di ricerca.

La proposta di workshops, seminari, rassegne, concerti da realizzare in correlazione con l'attività laboratoriale favorirebbe una ricerca creativa frutto dello studio della storia e degli aspetti sociologico-culturali inerenti le diverse discipline estetiche affrontate nel laboratorio. Queste attività potrebbero essere sviluppate in collaborazione con altre istituzioni formative presenti nel territorio, nella Provincia e nella Regione come l'Università, le Scuole superiori, l'Accademia di Belle Arti e l'Accademia dell'Immagine oltre ai Conservatori, in modo da raccordare i diversi settori disciplinari. Le attività dovrebbero essere formalmente riconosciute attraverso l'attribuzione di crediti formativi ai diversi corsi svolti, e proporsi come momenti di ricerca per la formazione di figure professionali legate alle nuove tecnologie multimediali.

L'organico del centro dovrebbe prevedere un comitato tecnico scientifico con funzione di organo consultivo per la realizzazione del programma didattico-laboratoriale ed espositivo, ed essere, per le competenze e le professionalità espresse, composto da professionisti da utilizzare come coordinatori per particolari progetti. Il Comitato affianca il Direttore artistico che ha la funzione di promuovere e coordinare l'attività scientifica e culturale del Laboratorio. Il Direttore sarà a sua volta affiancato da un assistente che presieda l'attività di coordinamento fra i vari spazi, le attività didattico-formative e gli eventi espositivi; nonché da tecnici di laboratorio in grado di supportare la didattica e di ottimizzare le tecnologie in dotazione nell'ARCA (computers, videoproiettori, impianti di illuminotecnica ed acustici). L'ARCA dovrà dotarsi anche di personale con esperienza nel settore dell'organizzazione dei servizi culturali, in grado di supportare l'allestimento delle mostre, e la consultazione dei materiali audiovisivi. Sarebbe auspicabile che il Laboratorio preveda l'utilizzo di stagisti provenienti dal settore universitario che favorirebbero la fattiva collaborazione in ambito espositivo e tutoriale tra l'ARCA e l'Università.

Con tale progetto si vuole avviare anche un proficuo dialogo tra arte e economia, due mondi solo apparentemente antitetici e che recenti studi sulla new economy hanno ricongiunto in una sfera di fertile confronto, come già notavo nel 2003 a proposito di una mostra allestita a Palazzo Brandani ad Urbino, sede di una prestigiosa Facoltà di Economia. Tale fondamentale collaborazione dovrà essere sviluppata con le realtà industriali ed economiche del territorio per incrementare e favorire l'interscambio fra attività formative di qualità e forze imprenditoriali poiché, come sostiene l'economista e sociologo Geremy Rifkin nel suo celebre saggio L'era dell'accesso. La rivoluzione della new economy, l'economia e la creatività sono strettamente legate. Un legame che dovrebbe evitare atteggiamenti meramente utilitaristici per diffondere l'idea di instaurare un rapporto fra scuola e comunità, integrando più profondamente il processo di apprendimento con la vita quotidiana".

In questo modo l'attività espositiva eviterebbe di essere semplicemente museale diventando il tassello di una strategia più articolata che sviluppi esperienze culturali e formative in linea con le istanze di una società complessa. Se, come scrive Rifkin, le vecchie istituzioni, fondate su rapporti proprietari, scambi di mercato e accumulazione materiale, vengono lentamente sradicate per lasciare spazio ad una società in cui la cultura diventa la più importante risorsa economica, il tempo e l'attenzione i possedimenti più preziosi, e la vita di ciascuno la punta più avanzata del mercato, l'ARCA vuole essere uno spazio in sintonia con una tale visione. Il laboratorio sarà un centro dove sviluppare un modello comunicativo che faccia perno sulla socializzazione e sulla condivisione di obiettivi comuni; un esempio di civil education. Nell'introduzione del citato catalogo scrivevo che "tale termine designa un radicale cambiamento in campo pedagogico e didattico, una sorta di antidoto socio-culturale atto a compensare la necessaria formazione basata sull'esclusiva interazione con le tecnologie informatiche. Realizzare, invece, una collaborazione attiva fra docenti, allievi, istituzioni presenti nel territorio è un'occasione preziosa di crescita poiché sviluppa la capacità di interagire con gli altri e si trasmette, quale patrimonio inestimabile il senso di appartenenza ad una comunità; una strategia di grande respiro in quanto, sempre secondo le parole di Jeremy Rifkin, un progetto didattico fondato sui principi della civil education è uno strumento essenziale per ristabilire un'ecologia bilanciata fra cultura ed economia. L'ARCA, secondo tale ottica, vuole proporsi come un luogo dove avviare nuove forme di condivisione e offrire spazi agli innumerevoli e fecondi linguaggi artistici contemporanei.

Queste a grandi linee potrebbero essere le principali coordinate per una strategia culturale che si proponga di riqualificare spazi al momento poco significativi trasformandoli in contenitori in grado di favorire la nascita di esperienze espressive e formative all'interno di una strategia urbanistica e culturale che ponga al centro i suoi cittadini.

Un piano per agire, per non essere trasformati in semplici attori da un sapere effimero permeato dalle mode e dalle tendenze. Se il futuro è ormai un eterno presente, metterlo in salvo vuol dire essere coscienti della necessità di adottare strategie, partendo dalla contemporaneità, per edificare uno spazio sintonizzato sull'avvenire; un luogo dove trasformare la cultura nell'arca capace di mettere in salvo i diversi saperi, sommersi e omologati da un diluvio di informazioni ed evitare loro una possibile, imminente rovina.

L'Arca come laboratorio sorretto da una ritrovata progettualità che, mettendo in salvo il futuro, faccia rotta verso il nuovo concepito come avventura, un traguardo alla nostra portata raggiunta con consapevolezza e condivisione

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