Metamorfosi urbana: Presentazione del progetto per la realizzazione delle strutture espositive ipogee comunicanti da piazza Garibaldi alla Pinacoteca di Teramo.

Intervento di Lorenzo Buracchio, progettista dell'opera Convegno "La città del futuro, la città della cultura" Museo Archeologico - Teramo 3 febbraio 2007

Il 3 febbraio 2007, in occasione della presentazione del progetto Teramo CULT, ho l'opportunità di presentare, introdotto con una manciata di parole, gli 11 minuti del film: "Metamorfosi urbana", che racconta delle modalità da cui è nata l'idea e i termini con cui la stessa si fa progetto e quindi architettura.

E' ovvio che dovendo portare ora agli atti il mio intervento, credo che il modo più fedele per farlo sia provare a tradurre attraverso la scrittura ciò che le immagini dovevano comunicare; per questo mi deve essere consentita però una rapida digressione temporale utile per cogliere alcuni aspetti iniziali del problema progettuale.

Nel 2004 la direttrice dei Musei Civici di Teramo, Paola Di Felice, mi ripropose il tema dell'ampliamento degli spazi della Pinacoteca. Confesso che a questo problema avevo cercato di dare risposta, senza successo, già nel 1996 con il mio collega Domenico Sandri, quando all'epoca unitamente ad altri professionisti curavamo la ristrutturazione e l'allestimento rispettivamente della Pinacoteca e del piano terra del Museo Archeologico.

Parlando con la Direttrice di questa necessità da soddisfare, la stessa, di discorso in discorso, tipico del suo fare estremamente vivace, mi ha anche indicato il sottopasso di piazza Garibaldi, che collega corso San Giorgio con viale Bovio e con l'ingresso della Villa Comunale, quale possibile oggetto meritevole di restyling, accennando, peraltro, che in passato sul tema erano stati elaborati progetti, poi mai realizzati, che proponevano l'apposizione sulle superfici interne esistenti di nuovi materiali di rivestimento che avrebbero sicuramente impreziosito e dato maggiore decoro a questo tunnel pedonale.

L'idea originaria delle Direttrice di realizzare uno spazio coperto per ingrandire la Pinacoteca nasceva dall'esigenza manifesta di dotare la struttura di un ambiente di accoglienza polifunzionale da cui gruppi organizzati di visitatori potessero iniziare la visita sia alle opere custodite in Pinacoteca sia, soprattutto, al sistema museale di Teramo, quindi ai siti archeologici, beni culturali questi tutti raggruppati all'interno del centro storico. Bene si presta, infatti, il sito Pinacoteca perché qui è possibile attestare in fermata, proprio nelle sue adiacenze (ingresso alla Villa Comunale da piazza Garibaldi), degli stalli per pullman turistici, cosa impossibile da attuare nei pressi degli atri beni culturali che risultano raggiungibili quasi esclusivamente a piedi in quanto, come detto, situati all'interno del centro storico.

E' evidente che a questo punto, la Pinacoteca diventa l'open - gate di partenza di un percorso turistico - culturale che grazie al sottopasso di piazza Garibaldi, unico percorso pedonale protetto che collega la Villa e il Museo al centro cittadino e quindi all'area pedonale e in parte a traffico limitato, si snoda direttamente all'interno della Teramo storica.

Autunno 2006, siamo già alla vigilia della consegna ufficiale del progetto definitivo: "Realizzazione di strutture espositive ipogee comunicanti dal sottopasso di piazza Garibaldi alla Pinacoteca" , l'Assessore alla Cultura Mauro Di Dalmazio, senza troppo entrare nel merito, mi comunica che vorrebbe si realizzasse un film del progetto in modo da presentarlo ufficialmente alla cittadinanza; l'idea da una parte mi intriga, dall'altra mi spaventa e comunque terrà impegnata per alcune settimane una parte dell'equipe che si era dedicata alla definizione esecutiva del progetto.

La raccolta del materiale video fotografico e grafico inizia nelle prime settimane del 2007 e prosegue fino a quando il cortometraggio, all'alba del 2 febbraio non è montato e confezionato.

In questi anni ho una infinità di volte seguito il percorso che dalla Pinacoteca, passando dall'interno della Villa Comunale, attraverso la galleria del sottopasso di piazza Garibaldi, porta all'imbocco di corso San Giorgio, per poi proseguire la camminata all'interno del centro storico di Teramo, ora diretto verso il Museo Archeologico, ora diretto verso la Cattedrale e le zone del centro. In varie occasioni, con altre persone, o per lo più da solo, incontrando persone e situazioni diverse, e quindi ho percepito questo andare - venire come sequenze che vengono invertite, interrotte intersecate comunque vissute sempre sotto luci e condizioni atmosferiche di ogni tipo.

Mi sembrava quindi inevitabile iniziare il video con la riproduzione di questa passeggiata, alternando per quanto possibile sequenze video a scatti fotografici più puntuali e inquadrature fatte da campi a controcampi. Una passeggiata filmica che mima la possibilità di percepire o non percepire questi luoghi in ogni tempo: infatti, inizia alle ore 13,00 di un non specificato giorno di gennaio e termina alle ore 18,30, con l'uscita dal sottopasso verso corso San Giorgio, quando oramai il cielo è buio.

La capacità di percezione e ancora di più di percezione selettiva dei luoghi della città è bene esplicitata in un passo di una lettera che Goethe scrisse a Schiller il 9 agosto 1797 in occasione di una sua visita alla città di Francoforte: - "Quando si è più giovani gli oggetti ci incutono maggior rispetto e ci confondono perché non possiamo giudicarli e abbracciarli nell'insieme, ma ci sbrighiamo tuttavia di loro più facilmente, perché prendiamo soltanto quello che capita sul cammino, poco guardando a destra e a sinistra. Più tardi conosciamo meglio le cose, un maggior numero di esse c'interessa e ci troveremmo a mal partito se in questi casi non ci soccorressero tranquillità d'animo e metodo" - dove per cose si intendono gli oggetti metropolitani, infatti lo stesso autore, questa volta nella sua opera "Poesia e verità" asserisce:- "Così, da giovane abitante di una grande città io venivo sbalestrato di continuo da un oggetto all'altro".

Il film presentato vuole inoltre mostrare, attraverso alcuni rimandi d'immagine tra l'interno della galleria pedonale e gli esterni della piazza Garibaldi, con primi piani della scultura sferica posta al centro dell'aiuola, il "sistema piazza Garibaldi" configurato come uno spazio urbano che si esprime senza l'immediata intuizione della sua unità e senza articolate rappresentazioni figurative immerse nella casualità del suo contesto urbano: senza scorci. La piazza Garibaldi, mostrata nel film, si produce come una forma senza - forma, non vincolata da nessuna intenzione regolatrice e con il suo sottopasso è di fatto uno spazio urbano che mi piace definire "indicibile"; drammaticamente "indicibile" perché centrale a strategico rispetto alla città di Teramo.

In questa parte importante di città, quindi è forte il problema della sua mancata figurabilità intesa come ambiente leggibile: figurabilità come qualità che conferisce ad un oggetto fisico una elevata probabilità di evocare in ogni osservatore una immagine "vigorosa": leggibilità e visibilità.

A questo punto è chiaro che, parafrasando gli apodittici scritti degli anni Venti di Le Corbusier, quando in "Verso una architettura" si rivolgeva a quella pletora di architetti legati all'accademia in questi termini: "Poniamo il problema, fermiamo gli occhi su ciò che esiste. (...) a) le sedie sono fatte per sedersi (...). b) l'elettricità serve per illuminare (...). c) le finestre servono per rischiarare un po', molto o niente, e a guardare fuori, potremo dire con la stessa decisione che: a) una rotatoria verde con al centro una fontana, su cui viene successivamente giustapposta una scultura sferica, non evoca nessuna immagine forte se non quella di una rotatoria stradale per le auto con al centro una fontana con sopra una sfera. b) un sottopasso eventualmente impreziosito da rivestimenti interni in marmo o da luci più efficaci, rimane comunque un percorso pedonale ipogeo urbano rivestito e ben illuminato consumato più o meno correttamente dai suoi utilizzatori.

Non sono quindi questi gli interventi che determinano trasformazioni urbane tali da produrre finanche il cambiamento semantico degli stessi oggetti preesistenti.

Quindi il problema è che la capacità di trasformare in modo più o meno radicale un ambiente urbano è strettamente connessa con la convinta profondità delle ragioni da cui muove l'idea del cambiamento stesso. Il tema della cultura come elemento fondante dello sviluppo futuro di alcune città come Teramo, così come declinato nel convegno, è di per se un elemento propulsivo così forte tale da determinare cambiamenti a diversi livelli: economici, di utilizzazione del tempo lavorativo e libero, di creazione di nuove attività, di concrete modificazioni dell'immagine urbana della città. Infatti, come è stato ampiamente illustrato dei relatori intervenuti, proprio le grandi città come Barcellona hanno iniziato da anni, in ragione dell'idea che la città del futuro è la città della cultura, feconde trasformazioni dell'ambiente fisico della città su larga scala.

L'idea di trasformazione è in questo caso legata all'evento "metamorfosi", dove grazie alla forte necessità di avere altri spazi per l'esposizione di opere d'arte e per l'organizzazione di eventi culturali, parte del paesaggio urbano di Teramo compreso, tra l'area di progetto piazza Garibaldi - Villa Comunale, cambia ed acquista una nuova figurabilità urbana.

Nel video presentato l'immagine della metamorfosi è riassunta simbolicamente dalla visione del gruppo scultoreo del Bernini Apollo e Dafne sovrapposta e alternata alle immagini degli schizzi di progetto che segnano l'incipiente evento della trasformazione di quest'area di Teramo.

L'assunto progettuale è che una buona architettura non è legata alla forma, e quindi non all'equilibrio, all'euritmia, alla proporzionalità dei volumi, né alla de-cristallizzazione, all'asimmetrico, alla fluidificazione delle sue forme.

Quindi, postulando nei termini del linguaggio dell'arte contemporanea, né figurativismo né astrattismo concreto, ma una architettura pensata come atto informale, dove la materia è la sua cifra principale, grazie alla quale i suoi elementi portanti e portati acquistano profondità e flagranza. La materia non più veicolo fisico della forma, ma la forma è subordinata alla materia.

Ecco quindi i neri delle composizioni di Burri (le combustioni e i sacchi) ad introdurre nel video il materiale principale di rivestimento della sala ipogea di piazza Garibaldi: l'asfalto colato. Questo materiale come richiamo costante al sentimento sotterraneo, al buio della profondità ipogea, come i sacchi lacerati e il cuoio cucito delle composizioni di Burri, evocano i segni e le cromie della zolla di terra o degli eczemi minerali trasfigurati nel progetto in lastre di acciaio corten ossidate che rivestono per tutto il perimetro lo spessore del pacchetto di copertura. Non poteva essere altrimenti, trattandosi di una metamorfosi, trattandosi di una vicenda legata alla profondità (ipogea), che richiama le ctonie mediterranee.

Così, la sala di piazza Garibaldi si manifesta in superficie con la sua copertura come una grande zolla di terra inclinata e parzialmente sollevata dal suolo, mentre all'interno della Villa la metamorfosi si manifesta con la realizzazione di un volume completamente vetrato spiraliforme a richiamare l'immagine delle piante ornamentali dei giardini all'italiana modellate secondo i dettami dell'arte topiaria.

Sullo spessore di metallo ossidato della "zolla" di terra, tappezzata per tutta la sua estensione da piante multicolore, immagino dipinti in sequenza come arcani segni di questo fenomeno tettonico. Questo susseguirsi di scene, quasi graffiti in linea continua bianca avorio, è interpretata dall'artista Sergio Sarra come: "una serie di ‘Quadri' tra i quali ‘Italian garden and fountain with zoomorphic sculptures', ‘Family', ‘Figure psichedeliche in trasformazione', ‘Green day', ‘Ipnologic quartett', che vivono in continuità ideale attraverso la linea dipinta. Non vi è alcuna narrazione - nel video a viva voce spiega l'artista da me coinvolto nell'opera - ma una ricerca di carattere metafisico che definisce figure cosmologiche, le quali si alternano con trasformazioni continue in altre figure geometriche e simboliche"

  1. Concludendo in termini più concreti, con questo progetto, come mostrato nel film, si rafforza l'intero sistema dei "Civici Musei Teramo" e non solo. Infatti, la grande sala ipogea sotto piazza Garibaldi, pensata per ospitare eventi artistici - culturali, anche non prettamente museologici, rappresenta il primo elemento, (il primo "fuoco" del sistema ipogeo, per dirla alla K. Lynch), della nuova immagine della città :"Teramo città della Cultura".
  2. Questo nascente primo spazio ipogeo urbano, che mi piace definire "centrifugo", è relazionato con il percorso "vettoriale" del sottopasso esistente grazie a un nuovo spazio connettivo: "il nodo" foyer realizzato tra l'esistente galleria pedonale e la nuova sala ipogea. L'intersezione tra queste due aree è enfatizzata dalla presenza della grande vetrata concava (verso il sottopasso) che le ripartisce fisicamente proiettando l'attenzione dell'osservatore dentro la sottostante grande sala polifunzionale. Questo effetto di sfondamento e di compenetrazione tra i due ambienti, rappresentato nel film con una sequenza di immagini zoomate, oltre alla citata concavità della vetrata, è accentuato soprattutto dal salto di quota (circa cm 120) esistente tra i due piani di calpestio, infatti dal foyer del sottopasso è possibile vedere dall'alto l'intera sala.
  3. Infine, il sottopasso di piazza Garibaldi è prolungato in modo che da corso San Giorgio si possa raggiungere a piedi l'interno della seconda nuova sala ipogea altro "nodo" da cui è possibile entrare negli ambienti espositivi della Pinacoteca, oppure uscire, salendo una gradinata, direttamente nella Villa Comunale.

La costruzione di questi due nuovi "inediti" spazi rispettivamente di oltre 600 mq e di circa 150 mq, pensati per essere fruiti con "occhi tattili", rappresenta la prima materializzazione della messa a sistema dei luoghi urbani informata sul principio che il futuro sviluppo di Teramo possa indirizzarsi nei modi rappresentati in questo convegno: la città del futuro, la città della cultura, con la speranza che queste intenzioni progettuali non siano perse in fase di esecuzione dell'opera.

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