Intervento di Paola Di Felice

Direttice Civici Musei Teramo Convegno "La città del futuro, la città della cultura" Museo Archeologico - Teramo 3 febbraio 2007

Nell'ottica dell'incontro con differenti culture attraverso l'interiorizzazione di scenari culturali simili, per quanto ibridi e contaminati, il viaggio archeologico che l'Amministrazione Comunale intende mettere a punto è segnato dalle tappe di una progressiva ricostruzione dell'antico sistema di relazioni, coniugate al presente, attraverso un percorso che evochi esperienze emotive ed intellettuali, in un contesto euromediterraneo.

Ma la prima tappa di un progetto così ambizioso ha come obiettivo la messa a sistema di una connotazione culturale cui, stando al patrimonio esistente, Teramo appare vocata, configurando un insieme di relazioni e rimandi tra il Museo Archeologico e i numerosi siti venuti alla luce nel centro storico ed alle porte della città.

Sembra ormai definitivamente acclarato che la connotazione di una città, a vocazione archeologica per il ricco patrimonio tramandato, passa attraverso "significanti" innovativi per progettare percorsi protesi verso realtà dell'hic et nunc, senza indulgere a nostalgici rimandi ad un mondo arcaico che, troppo spesso, si ammanta solo del fascino di passate stagioni.

Perché l'archeologia non può essere confinata al ruolo di traccia del passato,in un caleidoscopico viluppo di testimonianze che rischiano di rimanere mute. In un momento come quello attuale di forte suggestione, connessa alla seduzione delle immagini e al valore carismatico degli strumenti di comunicazione che il più delle volte sono gli unici mezzi in grado di creare condivisione rispetto alle strategie progettuali di un territorio, è necessario liberare l'archeologia, nell'immaginario collettivo, di quell'aura di turris eburnea, isolata e distante dagli interessi della collettività; nella sostanza bisogna affrancarla dall'idea che è "altro", convinzione suffragata dal distacco causato da palizzate, cancelli, reti e gigantesche passerelle, erette nel vano tentativo di proteggere il bene e con l'unica conseguenza di creare spazi impraticabili e "mortificati", nel loro ammasso di antiche incomprensibili strutture, circondate da armature protettive spesso di troppo forte impatto visivo.

Va dunque sostenuta una progettualità che non faccia riferimento a cumuli di strutture in luoghi silenti, distanti dalla comunità di cui dovrebbe testimoniare la matrice culturale di appartenenza, problematica presenza nel quotidiano ma, piuttosto, recuperi memorie in grado di esaltare il valore storico e socio-economico del patrimonio archeologico, specchio e metafora della società a cui appartiene.

La prima slide che vi mostra la mia assistente Daniela Sangiovanni, che colgo l'occasione per ringraziare della sua collaborazione, è relativa ad una veduta aerea della città di Teramo in cui è facilmente riconoscibile lo sviluppo del centro in epoca storica; da Madonna delle Grazie fino alla Cattedrale, la parte più antica, da Piazza Martiri fino a Piazza Garibaldi, la città ottocentesca. Una realtà urbana con un patrimonio artistico che non mostra iati né cesure e che ospita nuclei abitativi sin dal XII secolo a.C., con un continuum insediativo che, al di là dei singoli avvenimenti, dei percorsi storici e dei momenti di ascesa politica o di decadenza, vive una storia ricca di fermenti e collegamenti con realtà limitrofe e paesi più lontani.

La memoria di questa città, affatto separata dagli altri contesti né tanto meno isolata, come vuole una tradizione storica dalla quale si può dissentire, stimola a riconnettere il sottile fil rouge di un percorso senza indulgere a sentimentali rimandi al passato, traghettando verso il futuro le esperienze cumulate per recuperare, della storia, il valore di magistra vitae.

Non è un caso se, nella pianta presentata, le stratificazioni secolari delle espressioni artistiche si concludano, nell'epoca attuale, con il riferimento al "Monumento ai caduti" di Venanzo Crocetti. Questo perché ci sembra che la città ottocentesca non possa costituire l'ultimo brano di un vissuto nel quale creatività, realtà sociale, mondo economico, espressioni artistiche abbiano trovato un loro momento finale e avuto l'ultima possibilità di germogliare e crescere; piuttosto è doveroso ripercorrere e seguire le tappe successive di uno sviluppo temporale proteso verso un futuro che abbiamo l'obbligo di consegnare ai nostri figli vivo e ricco di fermenti culturali.

I diversi colori in pianta indicano le presenza sul territorio di manufatti appartenenti ad epoche differenti in una città che potremmo definire, con un termine abusato, "città d'arte".

I manufatti della romana Interamnia sono segnalati con il giallo, e sono ubicati tutti nel centro storico della città; l'unico sito archeologico suburbano, a circa 3 km., è quello di Ponte Messato che, anche in relazione ai recenti scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologica d'Abruzzo, si sta rivelando un'area cultuale di enorme interesse giacché testimonia un utilizzo dell'area dall'VIII° secolo a.C al I° sec. d.C.

Nella slide successiva il riferimento è alla fase medioevale,con un'evidente sovrapposizione dell'impianto urbano e della rete stradale a quello della città più antica, la romana.

Anche in questo periodo il centro abitato è carico di suggestioni culturali i quali rimandano ad una realtà che torna a stringersi, in questa fase, all'area dell'antica basilica paleo-cristiana di S. Maria Aprutiensis con lo splendido manufatto di Torre Bruciata da collegare alla basilica paleocristiana, rinvenuta e portata alla luce dalla Soprintendenza Archeologica d'Abruzzo negli anni '80.

A breve l'Amministrazione Comunale, proprietaria dell'immobile, intende destinarlo all'esposizione di circa duecento ceramiche di Aligi Sassu che sta per ottenere in comodato dall'attuale proprietario, il dott. Alfredo Paglione. Una scelta coraggiosa, anche e soprattutto, in relazione alla sua forte connotazione archeologica che la rende protagonista di una lunga serie di avvenimenti nel tempo. E tuttavia la torre si caricherà di ulteriori suggestioni culturali, in un'area dall'enorme valenza archeologica grazie anche alla presenza del mosaico del Leone e della domus romana all'interno della quale è ubicato il mosaico, mediante l'esposizione di modernissimi manufatti, espressioni di una creatività a noi assai vicina ma in grado di dialogare con la fantasia e l'estro inventivo dei nostri progenitori.

Nella terza slide sono evidenziati i due edifici per pubblici spettacoli, il teatro e l'anfiteatro, simboli per eccellenza di quel processo di urbanizzazione caratterizzato da una progressiva zonizzazione di spazi liberi, in margine ad una programmazione del processo di edificazione dell'intera città.

Dunque forte è l'identità archeologica della città con ben sette siti, venuti alla luce a partire dagli inizi del ‘900, e continui ritrovamenti musivi. Un centro storico e un Museo Archeologico ricchi di antichi manufatti, come potete vedere in queste altre slides in rapida successione, opere di matrice ellenistica, greca o asiatica, chiara espressione di una committenza che appartiene ad un'élite culturale, oltre che politica.

In questa slide vedete il piano pavimentale, all'interno della domus romana ubicata nel Palazzo Savini, il famosissimo mosaico del Leone, di cui ci parlerà a breve la dott.ssa Maioli, ma che ho voluto mostrarvi perché è da questo mosaico, dal recupero e dalla valorizzazione di questo splendido manufatto, che intendiamo prendere l'avvio nella realizzazione del progetto presentato e finanziato da Arcus. (Val la pena a questo punto di ricordare che il nostro Museo Archeologico è intitolato proprio a Francesco Savini, l'archeologo al quale dobbiamo il recupero di tanta della nostra storia archeologica, nonno di quegli eredi, Francesco e Nando Savini che, da tempo, con tanta generosità hanno concesso in comodato uno spazio, oltre che il manufatto musivo con l'emblema del leone, per destinarlo alla pubblica fruizione).

Abbiamo in effetti ritenuto che un intervento in contemporanea su tutte le aree archeologiche non ci avrebbe consentito di operare al meglio per ottimizzare lo stato dei singoli luoghi archeologici, favorendone la valorizzazione in un percorso di fruizione che tenesse conto dei diversi siti e del loro collegamento in una visione unitaria dell'intero sistema di relazioni.

Perciò si è ritenuto che fosse più interessante partire da un'area storica "complessa" come quella che ospita il mosaico del Leone,ampliando l'intervento all'area circostante con il sito di Largo Torre Bruciata e la zona che abbiamo definito dei pubblici spettacoli. Qui la presenza del teatro, il suo attuale stato di parziale degrado, l'intervento finanziario e progettuale della Regione Abruzzo, il progetto di abbattimento di Palazzo Adiamoli, l'ipotesi di ricostruzione dell'antico edificio, rendono particolarmente interessante l'intervento, partendo da quello che, ci sembra, sia il simbolo più significativo dell'antica città e paradigmatica testimonianza della sua colta committenza.

Espressione del nostro legame culturale con il mondo ellenistico, il mosaico infatti conferma, già nel primo secolo a.C., un'attenzione per espressioni artistiche legate a terre assai lontane ma ricche del fascino di antiche tradizioni.

Dagli interventi della mattina è emerso a chiare note che è venuto il momento di parlare di cultura a pieno titolo; è il momento di dire che attraverso la cultura è possibile, non solo e non tanto, sviluppare circoli virtuosi in termini economici ma, soprattutto, salvare le città da quel degrado cui spesso le consacra la perdita della memoria.

In più sedi si va ribadendo che le città devono trasformarsi in gateway, porte di accesso e snodi per il transito di prodotti culturali. Se questo vero è altrettanto chiaro che il mosaico del Leone può diventare un primo simbolo di forte attrattività e portato culturale, all'interno di un ricchissimo patrimonio storico-artistico. Perciò abbiamo pensato di "vestire" l'intera area, che s'irradia dal mosaico, di "virtualità", navigando nello spazio all'interno della domus, nell'area circostante, a ridosso del foro, del teatro e dell'anfiteatro; di musealizzare la città, anche e soprattutto per visitarla di notte, quando il tempo libero è maggiore e la voglia di relax più forte per tutti. Così abbiamo progettato l'inserimento del "segno-luce", quale elemento vitale per prolungare la possibilità di percorrere gli spazi di maggiore suggestione, creando itinerari di luce (l'architetto Forcolini ci da dato un magnifico esempio di quello che essa può suggerire). Così, in uno spazio reso magnetico dall'effetto contrasto luce-ombra, il cittadino "virtuale" potrà entrare e visitare edifici, trascorrere ore seduto nella cavea del teatro romano ad assistere ad una commedia plautina, sdraiarsi comodamente su un triclinio e gustare antichi cibi.

Sarà questa l'occasione anche per affrontare l'annoso problema delle "coperture" dei siti archeologici; per sperimentare nuove soluzioni, per proteggere senza nascondere. Forse potremo chiudere anche qualche sito archeologico di minor fascino e impatto visivo per i "non addetti ai lavori", ancorché assai interessante per la ricostruzione del sito. Il cittadino e il visitatore occasionale potranno fare il loro percorso "virtuale", e, guidati dalla luce, ammirare il mosaico del Leone anche nel buio, proiettato all'esterno nelle lunghe ore notturne; "navigheranno" nell'antica città e all'interno dei suoi monumenti anche quando i musei saranno chiusi, catturati dal fascino di un percorso notturno che rievoca antiche atmosfere, rumorose ma rischiarate da una luce fioca e vibrante al pari di incerte ma fiammeggianti candele.

E tuttavia, per attrarre siamo convinti che non basti la il patrimonio storico-artistico di un'antica città sia pure dal continuum insediativo secolare; non basta percorrere gli spazi dell'antico villaggio protostorico, della città romana, della Aprutium medioevale perché l'Italia intera è tramata di realtà antichissime. Allora forse la direzione è quella del collegamento ad altri luoghi per attivare sistemi a "reti lunghe". Ma in quale direzione?

La slide successiva mostra una carta della rete viaria antica in cui è evidente il collegamento della nostra terra con i Balcani e con il Mediterraneo in epoca protostorica e storica. La ricerca archeologica ha ampiamente dimostrato che i Piceni, già nell'VIII secolo a.C., hanno scambi commerciali con l'altra sponda e con il Nord d'Europa, dove sculture assai simili al nostro Guerriero di Capestrano, testimoniano contatti diretti, attraverso la via dell'ambra, con l'attuale Germania.

Così, se la storia delle relazioni fra popoli conviventi sulle sponde dello stesso mare attribuiscono a questo un ruolo da protagonista, la storia di un mare è quella dei popoli che vi si affacciano. Nonostante i rischi della navigazione, infatti, l'acqua finisce per diventare un veicolo di trasmissione di informazioni, esperienze, tradizioni. E in realtà il Mediterraneo con i suoi due bracci (mare inferum o Tirreno e mare superum/sinus Adriaticus o Adriatico) e la sua ampia distesa chiusa tra Italia Grecia ed Africa, finisce per somigliare ad un grande bacino lacustre sul quale si affacciano popolazioni diverse ma con intensi rapporti demografici, mercantili, politici, militari religiosi, culturali e artistici. Superando le difficoltà, tanto più rilevanti in antico, della distanza, ma di una distanza ravvicinata proprio per via marittima, una fitta rete di legami si intreccia arricchita, di periodo in periodo, di elementi nuovi che fecondano di mutui apporti la loro storia.

Questa che vi mostriamo è un'immagine dei primi dell'800; il Mediterraneo vi appare con i suoi due bracci: l'Adriatico da una parte e l'altro che ingloba la Sardegna, e le sponde africane.

E' in questa direzione che bisogna muoversi per creare "reti lunghe" che riescano a riconnettere segmenti di una storia accomunata dallo stesso mare. D'altronde la Comunità Europea ci invita a fare operazioni in questa direzione, per stabilire connessioni e contatti attraverso operazioni culturali che, rispettando la diversità, creino rapporti e scambi per aggregare e dare vita ad intese fra popoli solo apparentemente lontani.

Fra l'altro anche nel recente convegno tenutosi ad Aquila sulle linee progettuali dei Piani strategici regionali, è stato ribadito che la posizione centrale dei nostri territori ci elegge quale snodo, quale punto di raccordo molto importante con la costa, l'altra sponda ed il Mediterraneo. Sorvolerò, per motivi di tempo e per lasciare spazio alle altre relazioni in programma, sulle ragioni storiche e sulle testimonianze relative ai contatti dei nostri territori, in epoca romana, con i Balcani e le sponde del Mediterraneo.

Vorrei concludere il mio intervento soffermandomi sulla tavola peutingeriana, sorta di taccuino per viaggi del XII° secolo, copia di una pianta romana, in cui l'autore ha riprodotto i due mari, Tirreno e Adriatico, disegnando due fasce a sviluppo orizzontale, sulle quali sono adagiate le diverse città. Si individuano facilmente Roma, Teramo e, poco più in alto, Giulianova.

Anche in questo caso compare una striscia di terra, bagnata da due mari, in stana analogia con la rappresentazione grafica della nostra città, rappresentata da due corsi d'acqua entro cui un

lembo di terra, con una stratificazione di realtà storiche e archeologiche fortemente articolate, riusciranno ad essere promosse solo avvalendosi di una gestione "virtuale", facendo sistema con tutte le realtà omologhe di area mediterranea ed adriatica.

E dunque il sito del mosaico del Leone dovrà costituire semplicemente un'occasione per una strategia progettuale più complessa che attivi una "rete lunga" collegandoci di nuovo, oggi come già sin dall'VIII secolo con i Piceni e più tardi con gli Interamniti romanizzati, con i territori lambiti dall'Adriatico e dal Mediterraneo. Crediamo che questa sia la direzione verso la quale muoversi proiettandosi all'interno di una "rete lunga", perché solo nell'ambito di una piattaforma trasversale, come è stato detto, noi potremo mettere in gioco il nostro ruolo identitario, innovando contestualmente modi e forme di promozione.

L'ultima immagine è solo apparentemente cosa diversa dall'argomento trattato sino a questo momento. Il riferimento è al Centro dei Servizi Turistico-Culturali che l'Amministrazione intende realizzare all'interno del Museo Archeologico. In questo spazio l'Amministrazione Comunale ha programmato l'allestimento di un'area dove vedere e ascoltare, attraverso immagini e suoni, l'offerta culturale della città e degli ambiti territoriali ad essa collegati; un luogo dove essere accolti da protagonisti, attori di una strategia progettuale che deve tener conto della identità di una popolazione; dove essere ascoltati, specie se cittadini teramani che hanno bisogno, più del turista e del visitatore occasionale, di conoscere ed essere informati per poter condividere programmi e scelte culturali. Perciò faremo in modo che entrino nel nostro spazio, si siedano, siano accolti magari con una tazza di caffè, si sentano circondati da attenzione in una città che è ospitale ed ha fatto propria la cultura dell'accoglienza per rendere più credibile il proprio progetto e consentirci anche di sognare. E poiché ho ascoltato in molti interventi il riferimento alla creatività operosa in termini di "sogno", credo di poter chiosare il mio intervento con un "sogniamo insieme" per creare e costruire in pieno accordo ed armonia.

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