Casa Catenacci (poi Corradi, oggi Capuani)

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Tipologia Struttura: Storico
Periodo Storico: Medioevo
Struttura: Palazzo
Località: Teramo
Indirizzo: Via Vittorio Veneto - 64100 Teramo (TE)

All’edilizia della seconda metà del XV secolo va riferita Casa Catenacci, poi Corradi, oggi Casa Capuani, in Via Vittorio Veneto con portico ad archi ogivali in laterizio su pilastri, portale principale ad ogiva in conci di pietra, con portaletti più tardi, architrave piano sorretto da mensole sul fianco destro. Tracce di portici simili si vedono ancora oggi nel Palazzo dell’Episcopio e nella ex casa Bonolis in Corso de’ Michetti (già Corso di Porta Reale). Al primo piano sopravvive una finestra con cornici di pietra e architrave piano; le altre finestre sono successive (XVI secolo). Del XVI secolo è la loggia sul corpo più basso all’estremità sinistra dell’edificio. È possibile si tratti della casa restaurata da Giacomo Corradi citato dalle fonti nel 1495 e nel 1511. Sotto il portico sono murati una colonnina tortile e uno stemma che, come il portico stesso, potrebbero appartenere ad un precedente assetto tardo trecentesco (la famiglia Corradi, con Berardo, è documentata fino al 1348). Sulla facciata, nel moderno rinforzo a scarpa in mattoni, è rimessa in opera una lastra con l’insegna della famiglia Catenacci. Sulla facciata dell’edificio (su Via Vittorio Veneto) si trova un emblema lapideo datato 1510 con la scritta ammonitrice “S.A. NON BENT PRO TOTO LIBERTAS VENDITUR AURO” (La libertà non si vende per tutto l’oro del mondo).

Dal 1791 fino all’inaugurazione del Teatro Comunale ottocentesco (1868), malauguratamente demolito nel 1959, l’edificio ha ospitato il teatro pubblico della città. Nel 1791, per l’inaugurazione del teatro, la famiglia Corradi invitò a Teramo la celebre cantante Ida Monti Bolognesi. Teramo dovette lottare a lungo per avere un teatro cittadino, ma si scontrò sempre con l’intransigenza del governo borbonico. Alla istanza avanzata nel 1786 da Don Pasquale Marozzi, il ministro Tanucci rispose negativamente, annotando di suo pugno: “Ovunque s’è permesso teatro, ivi sono occorsi disordini”. Con la costruzione del teatro comunale nel 1868, quello Corradi andò progressivamente decadendo finché non venne chiuso e la casa restituita a civile abitazione.

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