Chiesa di S. Maria in Praediis

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Tipologia Struttura: Religioso
Periodo Storico: Medioevo
Struttura: Chiesa
Località: Pantaneto
Indirizzo: Castagneto - 64100 Teramo

La chiesa di Santa Maria de Praediis o in Praediis che é ubicata su una modesta altura pianeggiante fra i campi vicini ai piccoli centri urbani delle frazioni di Pantaneto, Colle Caruno e Castagneto, nel territorio a nord della città, lungo la strada che conduce ad Ascoli Piceno, deriva la sua denominazione dalla parola latina praedium che vuol dire: fondo – podere, con riferimento al fatto di essere una chiesa che si trova in campagna. Il luogo di culto è stato costruito nei secoli X – XI, utilizzando materiali di spoglio provenienti, probabilmente, dal castello medievale, ora scomparso, che dominava il borgo di Pantaneto, da ville romane o da un tempio dedicato a Vesta o della dea Feronia. Considerata una delle chiese più antiche della provincia di Teramo,fu citata per la prima volta nella bolla papale del 27 novembre 1153, redatta da Anastasio IV, che la elenca tra i beni ed i diritti spettanti alla mensa aprutina concessa al vescovo Guido II. È, inoltre, ricordata come una delle 12 pievanie, con giurisdizione su molte altre chiese della zona, abilitata alla somministrazione dei sacramenti. Nell'anno 1324 il registro delle Rationes Decimarum, annoverando le decime riscosse dallo Stato della Chiesa, riportava che il Plebanatus de Praedis contava 29 chiese che versarono un'oncia e tre tarini d'argento. Altre due bolle del 1310 e del 1361 l'hanno riportata tra i beni del capitolo aprutino. In seguito, in tempi a noi più vicini, divenne di patronato misto. Lo storico teramano Niccola Palma ci ha tramandato quanto contenuto negli Atti delle Sante Visite degli anni 1611 e 1614, dove si fa riferimento all'interno della chiesa, un ambiente a tre navate, sostenute da colonne in pietra. L'aula sacra ospitava una fonte battesimale in pietra ed un ciborio, oggi perduti. Una lapide posta nella muratura dell'abside ricorda una radicale ristrutturazione del 1597, avvenuta grazie al prestito concesso dall'allora vescovo di Teramo Vincenzo Bugiatti da Montesanto. Durante quell'intervento furono affrescate le pareti interne dell'aula. A testimonianza del restauro una lapide reca incisa l'iscrizione: «.SVB R(everendissi)MI. AC PERILL(ustri)S. D(ominus) F(ranciscus). V[I]NC(en)TI. M(on)TE. S(an)ti. PRES(ula)TV. IR(?)NORAND(u)S. CASTELL(anu)S. D(e). M(aria). DE PREDIS PLE(banu)S. HA(n)C ECC(lesia)M. RESTAV(rata)M: FEC(i)T: SVB ANNO 1597»Gli ultimi lavori di conservazione risalgono all'anno 1977, dopo un periodo di abbandono, con consolidamento delle strutture e rifacimento della copertura. L'edificio religioso, all’esterno, ha un aspetto semplice e lineare con la facciata a capanna sormontata da un campanile a vela, in laterizio, con due campane.

L'interno della chiesa, con soffitto a capriate, ha pianta rettangolare absidata. Le tre piccole navate sono scandite da colonne alternate a pilastri che sostengono quattro arcate per lato. Le colonne sono di epoca romana e altomedievale. Gli archi delle navate terminano con due semipilastri di laterizi su cui poggiano le arcate dell'abside. Di particolare interesse sono i capitelli, uno tuscanico posto a base di una colonna e uno corinzio, di età romana, reimpiegato capovolto. Gli altri sono tipici della scultura romanica abruzzese dei primi decenni del XII secolo: squadrati, fregiati da viti e foglie di palma scolpite negli angoli. Assai interessante il semicapitello a ridosso dell'abside con figura zoomorfa di un quadrupede colto nell'atto di fuggire, spaventato, da un uccello mostruoso con la coda di drago mentre è ostacolato da un viticcio. Sul tessuto murario si possono osservare frammenti di cornici romane e fregi d'ispirazione bizantina. Sono visibili vari resti di affreschi, tra cui vi è una tenue, ma riconoscibile figura di santo.

Sulle pareti di testata delle navate minori vi è, su quella di destra, una Madonna con Bambino del Settecento e, sul pilastro a sinistra dell'ingresso, il dipinto rivolto verso l'altare di un pregevole San Sebastiano della fine del Cinquecento. Dal fondo bianco della porzione centrale della cornice, sul lato alto dell'immagine, si legge in grafica gotica l'iscrizione: «Queste. figura. fece. fare. A(n)gelo. de. Canto. de. Pan(ta)neto.»

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