Domus Savini o "del Leone"

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Tipologia Struttura: Archeologico
Periodo Storico: Romano
Struttura: Sito , Mosaico
Località: Teramo
Indirizzo: Via Antica Cattedrale - 64100 Teramo (TE)

Nel giugno 1891 Francesco Savini, scavando le fondazioni del lato occidentale del proprio palazzo, rinvenne i resti di una domus di età tardo repubblicana che si affacciava su una via secondaria, ortogonale all’arteria principale che attraversava il centro cittadino. I resti permettono di leggere chiaramente alcuni ambienti: l’atrio con pavimento in mosaico di piccole tessere bianche su cui sono distribuite scaglie di marmi policromi (opus scutulatum), al centro di questa stanza la vasca per la raccolta dell’acqua piovana (impluvium), con pavimento in mattoncini disposti a spina di pesce (opus spicatum); segue la stanza di rappresentanza (tablinum) fiancheggia da due piccoli corridoi: uno rivestito con tessere in marmo bianco e l’altro con cocciopesto.

Il mosaico pavimentale del tablino costituisce uno dei più significativi esempi di mosaici tardo ellenistici in Italia ed è paradigmatico della cultura ellenistica del proprietario e delle su epretese di auto-rappresentazione. Proprio dall’immagine contenuta nella parte centrale di esso (emblema) la prestigiosa residenza prende il nome di “domus del leone”. L’emblema, montato su una cassetta quadrata di travertino (cm 54,5x54,5) e realizzato con tessere minutissime (opus vermiculatum), rappresenta un leone che azzanna un serpente ed è incorniciato da una doppia treccia a calice e da una ricca ghirlanda di foglie, fiori e frutti, popolata da uccelli e retta agli angoli da quattro maschere teatrali (se ne conservano due). Il pavimento musivo dell’ambiente è costituito da un tappeto con quaranta cassettoni prospettici dai molteplici colori campiti al centro da rosoni, fiori e corone di alloro. Il soggetto dell’ emblema trova confronti stringenti nelle case pompeiane (Casa del Fauno e Casa VIII 2,34), sicché è ragionevole pensare che essi derivino da un originale pittorico comune.

La presenza di un emblema di tale fattura, nonché l’esecuzione raffinata dello stesso pavimento del tablinum, fanno ritenere a buon diritto che il proprietario della domus dovesse appartenere a un livello sociale molto alto e ricoprire una posizione sociale di spicco (si è proposto il nome di tale C. Sornatius C. f(ilius) Vel(ina) Barba, legato di Lucullo in Asia tra il 74 e il 68 a.C., proprietario di fundi nell’agro pretuziano dai quali ricavava proventi con la vendita del vino).

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